GOLD COBRA

Interscope (CD)

Voto Rockol: 1.5 / 5
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di Gianni Sibilla

Tutto cambia per non cambiare: “Fred Durst avrebbe potuto affrancarsi dal fastidioso ruolo di fast-food del rap-metal per approdare ad una scrittura più matura e di spessore”, scrivevamo qualche anno fa, quando uscì “Result may vary”, primo disco dei Limp Bizkit dell’era post-Wes Borland.
Oggi ci risiamo: la band di Fred Durst pubblica il primo disco da più di dieci anni nella formazione originale e con il chitarrista originario Wes Borland, rientrato a tempo pieno nel 2009, dopo un tentativo aborrito nel 2004, che aveva prodotto solo un EP.
La band pubblica un disco e tutto è (quasi) come 10 anni fa. I Limp Bizkit hanno scelto di non maturare, perché la loro natura è quella dei “pranker”, dei ragazzacci sfrontati, arroganti e violenti. Date un’occhiata alla copertina, per intenderci.
Così l’attesissimo “Gold cobra" suona esattamente come ve lo aspettereste, come se dieci anni e passa non fossero passati, e come se fossimo ancora nel pieno di quello che al tempo si chiamava "NuMetal". La recensione potrebbe anche finire qua.
Poi si può ragionare sul fatto se sia un bene o un male: il genere ha tanti amanti quanti ironici detrattori. Va detto che la presenza di Borland si sente, eccome. Nella struttura delle canzoni, nei riff ("granitici", verrebbe da dire se questo aggettivo non fosse trito e ritrito). Poi c'è lui. L'ineffabile Fred Durst. Che, anche oggi che è ultraquarantenne, continua imperterrito con la sua poetica "Cazzo-figa-fottiti-nonrompetemiicoglioni". Per mettere le cose in chiaro, nella terza strofa del disco, in "Douchebag" piazza subito un bel "motherfucker", così per gradire. Ed è solo l'inizio. Bravo è bravo, Durst. E' anche divertente, come in "Autotunage", dove prende amabilmente per il culo l'autotune, facendo finta di essere obbligato ad usarlo. Però è insopportabile, per altri versi. Lo stesso Wes Borland ne è consapevole: leggetevi questo scambio di mail che ha avuto con i responsabili del blog Antiquet, che avevano stroncato il disco: capirete molte cose (oltre a gustarvi una bellissima definizione della voce di Durst, data dal lucidissimo Borland: "bragadocius"...)
Ci sono dei momenti nel disco in cui i Limp Bizkit provano a crescere: come nell'1-2 "Walking away"/"Loser", ballate midtempo davvero notevoli. Ma sono l'eccezione e la regola.
Perché la verità è che amiamo e odiamo (anzi, amiamo odiare) i Limp Bizkit non per queste canzoni più rilassate, ma per il rock cazzone e cazzuto del resto del disco. E quello, in "Gold cobra", è ampiamente rappresentato.