“Pala” è il titolo del loro secondo disco, un nome che si rifà alla fantomatica isola buddhista sulla quale fu ambientato l'ultimo romanzo dello scrittore inglese (nonché uno dei padri del movimento hippie) Aldous Huxley intitolato proprio “L'isola” (1962). E se per realizzare questo disco Ed MacFarlane e soci non sono andati in mezzo al mare, hanno comunque deciso di farlo in modo itinerante, tra la loro città, la campagna francese e inglese, Londra e New York al fianco, ancora una volta, del produttore Paul Epworth.
Un'azzeccata miscela di funk, elettronica e indie-pop furono gli ingredienti vincenti del primo album ed in linea di massima sono gli stessi che si ritrovano in “Pala”. I Friendly Fires hanno le capacità ed hanno buon gusto: la capacità di donare un gusto pop non banale e fresco ai loro pezzi, il buon gusto di scegliersi con cura le fonti d'ispirazione alle quali attingere.
La maggior parte dei brani sono praticamente perfetti per la stagione estiva alle porte, per le serate danzereccie open-air, con ritmi elettronici ballabili imbevuti nella collaudata formula funk. Come le influenze anni Ottanta di “Live those days tonight” e “Running away”, l'inizio
O ancora gli echi di Talking Heads dell'ottima “True love” (che ricorda “In the hospital” del primo disco dei FF) ed il sound un po' tropicale di “Pull me back to earth”.
Non mancano i lenti come “Hurting” e la title-track (entrambe decisamente french-touch) e le derive kraut-rock di “Helpless”, brani discreti che spezzano in modo non invasivo il ritmo.
Insomma, i Friendly Fires non hanno inventato nulla di nuovo, anche rispetto al primo disco, ma la loro miscela è talmente immediata e funzionale che non si può dire che “Pala” non sia un disco incredibilmente fresco e gradevole.
E se due indizi fanno una prova, due album riusciti fanno una band matura e pronta al grande salto.