«THE BOOK OF DAVID - DJ Quik» la recensione di Rockol

DJ Quik - THE BOOK OF DAVID - la recensione

Recensione del 16 mag 2011 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

DJ Quik fa parte di una categoria per certi versi privilegiata. Non può definirsi una celebrità mondiale, ma neppure un emerito sconosciuto. Vent’anni d’esperienza lo pongono al pari di suoi coetanei come Snoop-Dogg, ma non avendo mai piazzato successi per il mercato mainstream, per i più è come se non esistesse o qualcuno oserebbe addirittura chiamarlo “uno sfigato”. Invece, forse, ha raggiunto uno stato di grazia, quello che gli permette di agire liberamente e fare ciò che vuole, senza la necessità di dover dimostrare qualcosa. “The book of David”, si presenta quindi come un album che non si propone di sconvolgere lo scenario hip hop contemporaneo, ma di deliziare le orecchie dei fans di vecchia data di Quik, che lo seguono dal suo primo straordinario album, “Quik is the name”. Quik opera nella sua zona protetta, tra i suoni a lui più cari e i nomi sui quali sa di poter contare. C’è il datato, ma sempre efficace G-Funk, un po’ di r&b e qualche tocco d’eleganza jazz (con la classe espressa nel consueto, straordinario pezzo strumentale di chiusura), ci sono gli ospiti ricorrenti come Blakkazz K.K., Gift, Bizzy-Bone, e Jon-B, accanto a quelli con i quali il rapper ha comunque una certa dimestichezza, tipo Ice-Cube, Dwele, e Kurupt.
The book of David” (dove David è proprio DJ Quik, il cui vero nome è David Blake), è una raccolta di canzoni ben assemblate, estremamente gradevoli da ascoltare per chi conosce già il lavoro di Quik, ma forse un po’ prive di una marcata caratterizzazione per risultare memorabili per i giovani fruitori di musica hip hop, continuamente bombardati da proposte a effetto. “Do today”, “Luv of my life”, “Boogie til you conk out” “Hydromatic” e “Nobody”, sono alcune delle canzoni che sembrano meglio riuscite in questa ottava fatica discografica di DJ Quik. E’ il groove quello che conta davvero qui e la vecchia scuola del funk, unita all’esperienza ventennale di David fanno la differenza. Quik, va detto, è uno dei pochi, veri musicisti della scena ed ha una solida reputazione. La sua credibilità è intatta e “The book of David” è un album che, più di molti altri più blasonati in circolazione, merita d’esistere.

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