«THIS MODERN GLITCH - Wombats» la recensione di Rockol

Wombats - THIS MODERN GLITCH - la recensione

Recensione del 16 mag 2011 a cura di Rossella Romano

La recensione

Ci sono scuole di musica e scuole di musica. A Liverpool ce n'è una davvero particolare, nonchè tra le più valide d'Europa. Basta dire che è stata fondata da un certo Sir Paul McCartney. Si Tratta dell'Institute of Performing Art, accademia dove si studia teatro, canto, danza e soprattutto si acquisisce una certa dimestichezza con le sette note. Niente format televisivi alla "X-Factor" o alla "Amici di Maria De Filippi". Qui ci sono voti, esami veri, bocciature, lacrime e gioie reali. Correva l'anno 2003 quando tre studenti della Performing Art School decidono di formare un gruppo musicale, ancora ignari di ciò che sarebbe stato il loro futuro.
Matthew Murphy, Dan Haggis e lo svedese Tord Overland-Knudsen si conoscono tra i banchi e, accomunati dalla passione per l'indie e le melodie scanzonate, fondano i Wombats: è da li che tutto ha inizio. La band esordisce nel 2006 con un "Girls, boys and marsupials", pubblicato all'inizio solo in Giappone, continente a loro molto caro, ma l'onore e la gloria in Europa arriva nel 2007 con "A guide to love, loss and desperation". Arriviamo ad oggi con il nuovo lavoro, "This modern Glitch", tradotto "Questo intoppo moderno", riferito quasi di certo allo slittamento della pubblicazione del disco, atteso in febbraio ma pubblicato solo ora. L'attitudine "easy" presente nei brani del passato non è di certo cambiata ed i testi, tra l'ironico ed il malinconico, fanno, come sempre, la parte del leone.
La tracklist si apre con l'energica "Our perfect disease", candidata ad essere il nuovo singolo, ha una trama intrecciata perfettamente tra bassi e chitarre, con una punta di synth che rende perfetto il connubio melodico. L'elettronica è presente ovunque nell'album, in maniera davvero massiccia, e segna una nuova direzione per i tre Wombats. Ormai il clubbing e l'indie si stanno sempre più amalgamando, dando vita a lavori come "This modern glitch". Si prosegue con "Tokyo (vampires & wolves)", primo brano estratto. Nonostante la melodia davvero ritmata, con molta molta batteria, ha un testo su cui riflettere. "The demons of my past", i demoni del mio passato, canta Murphy, fantasmi che devono essere sconfitti, terribili come vampiri e lupi. E Tokyo è la città della genesi, è il centro dell'universo. I "ragazzini" stanno diventando uomini. Salto nel buio con "Jump into the fog", nella quale cori e chitarra esortano ad essere più istintivi e meno riflessivi, in alcune occasioni aiuta davvero. Perla del disco è di certo "Anti- D", che sta per anti-depressivo. Gli archi iniziali introducono ad una ballad senza tempo, interpretata con un pathos che lascia davvero senza fiato. "Please allow me to be your anti-depressive", e non c'è bisogno di aggiungere altro. "Last night i dreamt..." e "1996" sono i due brani più nostalgici del disco: Murphy sembra essere così ossessionato dal passato e dal disfattismo del nostro presente, tanto da voler trovare a tutti i costi una via di fuga, che a volte coincide con la regressione, a volte con il cambiamento. I tormenti giovanili sono il pane quotidiano dei Wombats. Come le ragazze, altro chiodo fisso, egregiamente snocciolato in "Girls/fast cars". "Techno fan" e "Walking disaster" sono una vera scarica elettrica con i loro riff e la tastierina, che suona molto 80's. Il disco si chiude con "Schumacher the champagne", sempre per rimanere in tema di motori. Scelta forse discutibile, ci si sarebbe aspettati un congedo "col botto", data l'apertura davvero esplosiva.
Dire che i Wombats sono rimasti i tre "studentelli" di Liverpool, che si divertivano a strimpellare insieme e a prendere in giro i loro compagni nei testi delle canzoni, è troppo riduttivo. La maturazione c'è, lirica e melodica. La strada da percorrere, dei baldi giovani, però, è lunga e di "intoppi" ce ne sono ancora parecchi da affrontare.

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