«THE ROAD FROM MEMPHIS - Booker T. Jones» la recensione di Rockol

Booker T. Jones - THE ROAD FROM MEMPHIS - la recensione

Recensione del 03 mag 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sempre siano lodati ?uestlove ed i suoi Roots. Lo so, è brutto iniziare una recensione di un disco parlando non dell'artista principale, ma quella che dovrebbe essere la band di supporto, ma concedetecelo. L'artista non è uno qualunque: Booker T. Jones, leggenda dell'organo soul, senza i suoi storici MG's, accompagnato da una delle migliori band in circolazione in questo periodo. Si, i Roots sono una forza della natura. Basta sentire come hanno rivitalizzato l'altrimenti scialbo John Legend in "Wake up", uno dei dischi gioiello dello scorso anno. O cosa combinano da due anni a questa parte in TV al "Late night with Jimmy Fallon", dove suonano con i numerosi e prestigiosi ospiti.
Booker T, per il suo ritorno un paio di anni fa, aveva scomodato i Drive By Truckers, che lo avevano accompagnato in "Potato hole" assieme a Neil Young (per cui aveva suonato a sua volta in uno degli album più controversi del canadese, "Are you passionate"). Eh già lì le cose funzionavano. Qua è ancora meglio. Perché l'organo di Booker è fenomenale, ha un suono unico; ma ogni tanto tende ad essere stucchevole, e i Roots - con il loro suono secco e compatto - stemperano e completano il suono. Il rischio stucchevolezza si sente soprattutto in "Crazy", cover strumentale dei Gnarls Barkley, che ripete il canovaccio di "Hey Ya", rilettura della hit degli Outkast presente sul disco precedente.
"The road to Memphis" è un disco in larga parte strumentale, ma questo non è un problema, con un sound del genere. Anche perché poi qua e là nelle canzoni compaiono ospiti di primissimo piano, che prestano la loro voce: Jim James dei My Morning Jacket, uno spettacolare Lou Reed, che racconta un pezzo della sua New York nella conclusiva "The Bronx", e soprattutto un ancora più spettacolare duetto in "Representing Memphis" tra Sharon Jones (Sharon Jones & The Dap Kings) e Matt Beringer dei National, con quest'ultimo che riesce a lasciarsi andare, sembrando un po' meno freddo del solito.
Insomma, un gran bel disco, "per palati fini" per usare una bruttissima espressione: se vi piace la musica black, se non vi dispiace la musica strumentale, e se volete sentire grandi musicisti all'opera, "The road to Memphis" è uno dei dischi da ascoltare di questa primavera.

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