«LAST NIGHT ON EARTH - Noah And The Whale» la recensione di Rockol

Noah And The Whale - LAST NIGHT ON EARTH - la recensione

Recensione del 04 apr 2011 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Erano stati i primi giorni di primavera, come quelli che viviamo adesso, e i Noah And The Whale li avevano racchiusi in un album profondo e arioso, malinconico (l’addio alla band di Laura Marling per dedicarsi alla sua carriera solista), ma anche divertente e folle come quella “Love of an orchestra” che esplodeva come una bomba a metà disco.
Ora che sono arrivati i nostri ultimi giorni sulla terra (almeno nella fantasia del leader Charlie Fink) i Noah And The Whale sono tornati con un nuovo album cui spetta l’infausto compito di non sfigurare di fronte al precedente “The first day of spring”. La band di Twickenham (sede del più grande stadio da rugby in Inghilterra) dopo due anni si ripresenta con una notevole sterzata di sound e umore: se il precedente “The first days of spring” era un lavoro tanto monumentale e profondo, questo terzo album ci riporta la vena più pop e allegra della formazione britannica.
“Last days on earth” mostra da subito che, mantenendo inalterate le origini folk, i Noah And The Whale hanno arricchito il proprio sound di tastiere e sintetizzatori che a primo acchito non sembrano calzare perfettamente ai loro scopo, ma che, in realtà, ben si adattano alla volontà di realizzare un manciata di canzoni dirette e senza troppi fronzoli.
“Life is life” va esattamente in questa direzione, primo momento di totale spaesamento tra beat e synth finchè la voce di Fink non riporta tutto alla normalità verso un folk vagamente tecnologico il cui cuore viene scaldato da un bel ritornello cantato in coro. “Tonight’s the kind of night” si sviluppa in modo simile ma partendo da una base rock, mentre "L.I.F.E.G.O.E.S.O.N." (giustamente scelta come singolo) è un brano killer che non potrà non rimanervi incollato in testa.
Se “Wild thing” (non è la cover della canzone resa celebre dai Troggs ) scivola senza infamia e senza lode, mentre “Give it all back” alza il ritmo con un giro di xilofono sui cui i NATW costruiscono un brano pop-rock dritto e veloce che esplode su un finale pieno di vita prima che le acque si chetino per l’intervallo strumentale di “Paradise stars”.
Il finale ci scivola addosso fino all’arrivo di “Old joy” una canzone che parte struggente con piano e voce, prende voce grazie all’inserto di un coro gospel, ma termina la sua corsa avvolta in muro di synth. Un finale che ci lascia l’amaro in bocca perché “Last days on earth”, nonostante sia un album ricco di spunti e belle canzoni, mostra diversi cali di ispirazione alternati a episodi molto interessanti che confermano ancora una volta le capacità di questa band. Purtroppo, se questo fosse il nostro ultimo giorno sulla terra, non sarebbe questo il disco che vorremmo ascoltare.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.