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Recensioni / 28 mar 2011

Ex-Otago - MEZZE STAGIONI - la recensione

Recensione di Giuseppe Fabris
MEZZE STAGIONI
Autoprodotto (CD)
L'estate non è solo una stagione, per alcuni, infatti, è anche uno stato mentale: capiamo che può sembrare una teoria balzana, ma diventerà lapalissiana nel momento in cui le casse del PC inizieranno a pompare le canzoni del nuovo album degli Ex-Otago.
“Mezze stagioni” segue di quattro anni l'album d'esordio della band genovese: questo periodo è stato occupato di impegni da questi quattro ragazzi che, realmente, non sono stati fermi un attimo, hanno girato l'Italia da capo a piedi più di una volta con il loro show scalcagnato, ma anche divertente, elettrizzante e imprevedibile, hanno cambiato batterista, hanno registrato due video deliziosi, una cover di “The rhythm of the night” di Corona, uno di loro (il sempre esuberante rapper Pernazza) è diventato un personaggio televisivo, hanno lanciato una raccolta di azionariato popolare con i propri fan per autofinanziarsi la produzione del nuovo disco, e, visto che gli rimaneva del tempo tra il lavoro e la vita da rockstar, sono partiti per la Norvegia dove, a Bergen, sono entrati in studio di registrazione con il produttore (italiano) dei Kings Of Convenience, Davide Bertolini.
Così, dopo quattro anni vissuti senza soste questa band genovese è tornata a rallegrarci un'altra volta con “Mezze stagioni”: tredici canzoni che mettono in mostra l'enorme passo avanti fatto sia attraverso la cura del sound, ricco e potente, ma anche mostrando una capacità di scrittura (musicale e letterale) che va ben oltre ciò che si può aspettare da un brano pop.
Dire che gli Ex-Otago sono il futuro della canzone pop italiana potrebbe farci sembrare esagerati, ma tutto del loro disco ce lo fa pensare: ritornelli che rimangono appiccicati ad ogni nostro pensiero, un sound semplice ma fresco e diretto, e dei testi che mostrano un'arguzia e un ingegno nell'uso della lingua italiana che raramente si trovano nei nuovi gruppi italiani.
A dimostrarlo ci sono canzoni come “Una vita col riporto”, storia di una persona che non si arrende al presente e si prepara alla vecchiaia, brano che si pone in contrapposizione a “Marco corre” elogio di un atleta (veramente esistente) che non si arrende alla vecchiaia, “Figli degli hamburger” descrizione ironica e tagliente di una generazione con valori assai poco condivisibili (“se ti fai poche domande, avrai tutte le risposte”), “Costa rica”, canto malinconico di chi è stato costretto ad andarsene dalla propria città, e per finire “Gli Ex-Otago e la Jaguar gialla” inno dei trentenni di oggi.
L'universo degli Ex-Otago è composto di semplicità, divertimento è una cura ossessiva per i particolari, come le tante citazioni disseminate in questo disco con cui, questi ragazzi, mostrano tutti i loro riferimenti culturali: dalla “sfitinzia” a Siddharta, passando per “Superclassifica Show”, i Righeira(l'attacco di sax di “L'estate sta finendo” viene accennato con il kazoo), Corona, le cartoline da Canazei, il califfone, la dance anni '90 di “Dance A.M.”, “la radio che canta” (“La porta del cielo” di Marco Conidi?) e il “Bar del corso”.
Una costellazione di mezze stagioni che, grazie all'entusiasmo degli Ex-Otago, ritornano in questo disco effervescente e malinconico, ironico e poetico.
Un disco che onora la storia del pop italiano, ma che allo stesso tempo ne entra a far parte con lo stile originale e sbruffone di cinque ragazzi che non smettono mai di trovare un nuovo modo per divertirsi e farci divertire, anche quando indirizzano il loro sguardo negli angoli più bui del nostro presente.
Complimenti!