«SEVERAL SHADES OF WHY - J Mascis» la recensione di Rockol

J Mascis - SEVERAL SHADES OF WHY - la recensione

Recensione del 21 mar 2011

La recensione

Ci aveva già provato, J. Mascis, a togliersi il muro di Marshall da dietro le spalle, nel corso della sua lunga ed onorata carriera: dopo sporadiche esperienze live (parzialmente sfociate nel disco "Martin + me", dato alle stampe nel lontano 1996) il socio di Lou Barlow nei Dinosaur Jr giunge con "Several shades of why" alla sua prima prova unplugged in studio firmata col proprio nome. E conscio di giocare su un terreno diverso, l'ormai canuto re dell'indie rock a stelle e strisce si autoimpone paletti importanti, come la pressoché totale assenza di una sezione ritmica e una discrezione assoluta nell'affidarsi a amplificatori e elettricità (che pure torna a fare timidamente capolino in "Is it done", "Can I", "What happened" e "Where are you"): grande spazio, invece, ad armonizzazioni vocali, a pennellate strumentali a supporto di melodie, a riverberi d'ambiente e a arpeggi, dislocati con sapienza in posizioni strategiche per dare respiro ai dieci episodi inseriti nel disco. Certo, a dare manforte ad uno dei chitarristi più rumorosi che calchi le scene da trent'anni a questa parte è intervenuto una sorta di dream team acustico che vede tra le proprie fila Kurt Vile, Kevin Drew dei Broken Social Scene, Pall Jenkins dei Black Heart Procession, Kurt Fedora, Ben Bridwell dei Band of Horses, Sophie Trudeau degli A Silver Mount Zion, Matt Valentine dei Golden Road e Suzanne Thorpe dei Wounded Knees, capace di foderare le strutture imbastite da Mascis con pochissime note piazzate in posti più che giusti, come s'impone in ambiti del genere. Il risultato? Convincente, con qualche riserva. Convincente perché Mascis le canzoni è capace di scriverle, e una bella canzone rimane una bella canzone sia suonata chitarra e voce che con un'orchestra di 70 elementi. Convincente perché, lontano dall'essere un esercizio di stile o un capriccio di un artista ormai consacrato e quindi bisognoso di obbiettivi, anche autoimposti, "Several shades of why" rimane un disco sentito e ispirato, per nulla derivativo, seppur - ovviamente -.debitore nei confronti dei grandi del rock nordamericano, benché accostarlo a Neil Young o altri sarebbe come accostare un disco di un qualsiasi inglese che canti suonando il piano a Elton John. Convincente perché, nonostante le atmosfere acustiche siano tornate con prepotenza in testa alle preferenze del pubblico, soprattutto quello convinto di avere il palato fine, non c'è una nota in tutte e dieci le tracce che strizzi l'occhio all'audience: uno come Mascis, in scena dai primi anni Ottanta e di fatto una delle colonne del rock contemporaneo americano, non ha bisogno altro se non essere se stesso, e lo sa. Ed è forse questo l'unico aspetto irrisolto di "Several shades of why": dopo tanti anni, sembra che la scrittura del frontman dei Dinosaur Jr necessiti di rumore, di distorsione e di volume. Una carenza che si manifesta più palesemente negli episodi più dolenti, come la stessa "Can I", dove Mascis tenta un bending estremo sulle corde della sua acustica nel tentativo di strapparle una distorsione che non arriverà. Non paia irrispettoso, da parte di chi scrive, considerare il ventottesimo episodio della carriera di uno dei songwriter più influenti degli ultimi vent'anni come un esperimento promettente, ben riuscito ma con alcuni aspetti ancora da sviluppare: a prescindere dal futuro che lo vedrà impegnato nei Dinosaur Jr, Mascis ha indubbiamente trovato - con "Several shades of why" - una dimensione a lui congeniale, che lo liberi dai lacci che lo ingabbiavano nel suo gruppo e riesca a dare respiro alla sua scrittura. Scrittura che, col passare del tempo, non potrà che affinarsi e adattarsi al meglio a questo nuovo assetto artistico-strumentale. Fa ridere aspettare con fiducia il prossimo disco di un quarantacinquenne coi capelli bianchi? Magari sì, ma uno dei tanti "grazie" che dobbiamo dire all'indie rock è quello per averci liberato dalla retorica passatista dell'"Hope I die before I get old". Quindi perché no?
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