«WHAT DID YOU EXPECT FROM THE VACCINES? - Vaccines» la recensione di Rockol

Vaccines - WHAT DID YOU EXPECT FROM THE VACCINES? - la recensione

Recensione del 21 mar 2011 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Al terzo posto nell’influente classifica della BBC “Sound Of 2011”, fenomeni incontrastati per l’NME che li ha prontamente battezzati i “nuovi Libertines” subito dopo l’uscita di “Wreckin' bar (ra ra ra)”, singolo in rotazione quasi perenne sulle frequenze delle principali emittenti radiofoniche londinesi (Xfm in testa) ormai da mesi e, dulcis in fundo, pubblicazione del disco anticipata di una settimana per far fronte alla “fenomenale richiesta”, stando a quanto comunicato dalla Columbia (ma più probabilmente per evitare la concomitante uscita del nuovo degli Strokes, “Angles”). Complimenti a chi gestisce il management dei Vaccines: da mesi non si fa altro che parlare del quartetto londinese come dell'esordio più caldo del 2011, della band pronta a scardinare il mercato e le classifiche indie di mezzo mondo, accendendo entusiasmi sopiti da tempi oramai immemori. Un fenomeno mediatico di proporzioni smisurate se si considera che la band formata da Justin Young (già noto nel giro indie folk con il nome Jay Jay Pistolet e qui impegnato come voce e chitarra), Árni Hjörvar (basso), Freddie Cowan (chitarra) e Pete Robertson (batteria) ha in pratica solo pochi mesi di vita. Sembra però che i Vaccines (o chi per loro) abbiano azzeccato tutte le mosse fin dal principio, vedi l’idea di tenere nascosta l’identità dei membri della band per creare la giusta dose di attesa, o quella di scegliere la brevissima (1:24 la durata ufficiale) “Wreckin' bar (ra ra ra)” come primo singolo. Entrare poi nell’orbita dei vari BBC e NME (in modo particolare) ha definitivamente elevato le aspettative per il debutto a livelli ben più alti del solito, in primis tra gli addetti ai lavori, tanto da trasformare i pochi live della band antecedenti la pubblicazione del disco in golose occasioni da non perdere per poter azzardare qualche giudizio definitivo sul lavoro dei quattro londinesi prima ancora di averlo tra le mani. Giunti alla pubblicazione quindi, l’ascolto dell’opera finita non può che essere viziato da cotante premesse, tanto che viene naturale e quasi scontato chiedersi: “Che cosa mi aspetto dai Vaccines?”. Domanda che furbescamente è stata scelta come titolo del disco, “What did you expect from the Vaccines?”, ridimensionando in un colpo solo tutte quelle ambizioni che forse la band non ha mai avuto, ma che hanno giocato un ruolo fondamentale nella creazione del fenomeno di cui tanto si discute. Dopo tanto marketing dunque, la palla passa finalmente ai fatti. E i fatti parlano di un disco che di pretese fortunatamente ne ha ben poche, composto da undici pezzi prodotti da Dan Grech (noto per aver lavorato con i Radiohead ai tempi di “In Rainbows”, tanto per dirne una), di cui solo due sopra i tre minuti. Quello dei Vaccines è un indie spigliato, privo di fronzoli e orpelli e con chitarra, basso e batteria a creare un sound immediato che non ha bisogno di troppi ascolti per venire assimilato. Pezzi punk per durata e pop per naturalezza, che si rifanno effettivamente ai modelli già dichiarati dalla band, i Ramones (l’esuberante “Wreckin' bar (ra ra ra)” e “Nørgaard”), ai quali di aggiungono i Jesus & Mary Chain (la conclusiva “Family friend”, un pezzo “incredibilmente” di cinque minuti e mezzo seguito da una traccia nascosta intitolata “Who you are”, composizione per sola voce e pianoforte ) e i più recenti Interpol di Paul Banks (“If you wanna”, “A lack of understanding” e l’interessante “Post break up sex” su tutte), qui però in versione notevolmente più allegra. Ascoltato un paio di volte, “What did you expect from the Vaccines?” dimostra subito di essere un buon disco, in concorrenza diretta con il quasi contemporaneo “Palace” dei Chapel Club, uscito un mesetto prima, ma meno cupo e più votato al divertimento. Che in fin dei conti può essere la qualità vincente: i Vaccines con questo disco dovevano innanzi tutto dimostrare di non essere dei montati, cosa che viste i preamboli, non era per niente scontata. Scegliere “What did you expect from the Vaccines?”come titolo del disco è stato in questo senso già di per sé un ottimo inizio. Da qui in poi alla band è bastato non strafare, concentrandosi su una cosa (l’indie) e facendola al meglio delle proprie capacità. Un metodo di lavoro a prima vista fin troppo semplice ma, alla luce di questi risultati, senza dubbio azzeccato.

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