«HOTEL SHAMPOO - Gruff Rhys» la recensione di Rockol

Gruff Rhys - HOTEL SHAMPOO - la recensione

Recensione del 21 feb 2011 a cura di Davide Poliani

La recensione

Un album da camera, gozzanianamente nato dall'accumulazione delle buone cose di pessimo gusto (nello specifico, dalla sua collezione personale di shampoo "rubati" ai bagni degli alberghi ai quattro angoli del globo, nel frattempo diventata installazione esposta al Chapter Arts Centre di Cardiff, in Galles), ma - attenzione - non cameristico: temporaneamente in libera uscita dai suoi Super Furry Animals, Gruff Rhys consegna alla sua terza prova solista tredici episodi disciplinatamente psichedelici, obliquamente pop e fascinosamente sghembi, che aggiungono un'ulteriore prospettiva alla già sfaccettata personalità artistica del cantante e compositore di Haverfordwest. Non che chi abbia confidenza con l'opera - solista e non - del gallese possa rimanere spiazzato da "Hotel shampoo": tra "Shark ridden waters" e "If we were words (We would rhyme)" c'è tutto il gusto per l'orchestrazione, per il raffinato calcolo di proporzioni interne alla canzone, per la citazione e per la ricerca sulle sfumature delle sonorità che storicamente caratterizza l'opera di Rhys. Ci sono anche le suggestioni esotiche di "Sensations in the dark" e "Vitamin K" ("regalo" del tempo passato sul set di "Separado!", il film - definito dallo stesso Rhys, un "musical wester psichedelico" - sulla ricerca di una colonia gallese in Patagonia?), il pop pianistico e "rotondo" di "Take a sentence" e "Sophie softly", le suggestioni beatlesiane in "Honey all over" e "At the heart of love" e un'elettronica graziosamente lo-fi e sbilenca sul commiato di "Rubble rubble". Tutti episodi che presi singolarmente certo non farebbe gridare al miracolo, visto anche il pedegree del personaggio, ma che assemblati in una tracklist snella eppure ricca assumono un significato tutto particolare, riuscendo ad offrire una carrellata quasi cinematografica sulle radici del songwriter Rhys: dietro l'apparente anarchia di "Hotel shampoo" si cela infatti un disegno molto più preciso di quanto si possa pensare, un gusto collezionistico per il frammento da analizzare e contestualizzare, dall'attimo rubato all'istantanea ritrovata nella tasca di una vecchia giacca. Pezzi di un passato, ricordi e altro che sui due piedi dicono poco, ma che in futuro - messi insieme, organizzati, decifrati e decodificati a dovere - potrebbero avere un mucchio di cose da raccontare. Proprio come certe bottigliette di shampoo rubate dai bagni degli alberghi...

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