«IL MIO UNIVERSO - Giusy Ferreri» la recensione di Rockol

Giusy Ferreri - IL MIO UNIVERSO - la recensione

Recensione del 21 feb 2011

La recensione

Il disco della verità: quello che si diceva prima del’uscita del nuovo disco di inediti di Giusy Ferreri aveva un po’ il sapore da giorno del giudizio. Un’aria comprensibile, motivata da un successo clamoroso e meritato con il primo disco dopo “X Factor” e dubbi sulla seconda uscita, l’album di cover “Fotografie”, pubblicato un po' controvoglia dalla cantante. Un disco discutibile per alcune scelte e con interpretazioni che non hanno convinto del tutto (come la cover un po’ troppo urlata di “Il cielo è sempre più blu”) ma non così terribile nei risultati come sembrerebbe in apparenza: 130.000 copie vendute, cifra non paragonabile a quella del disco d’esordio, ma comunque di riguardo, soprattutto di questi tempi.
Il passaggio sanremese con “Il mare immenso” è passato senza infamia e senza lode: la canzone si è un po' persa sul palco dell’Ariston, ma ascoltata con calma appare come una delle più radiofoniche, nel senso migliore del termine, ovvero melodicamente parlando; ma ha comunque lasciato intuire fin dal primo passaggio che Giusy Ferreri è cambiata, ha scelto una strada più orientata al rock. Una strada che questo disco conferma in pieno, a partire dalle varie persone coinvolte: Corrado Rustici, Enrico Ruggeri e il suo chitarrista Luigi Schiavone, Marco Trentacoste, Lucio Fabbri, Rudy Marra, Francesco Bianconi.
Sgombriamo subito il campo: chi cerca un album di canzoni come “Non ti scordar mai di me” rimarrà sicuramente deluso, ma questo non è necessariamente un male, anzi. Sono cambiate molte cose, si sono sciolti dei legami (come quello con Rudy Zerbi, presidente della Sony ai tempi degli esordi, con cui Giusy è stata protagonista di una polemica a distanza nei giorni di pubblicazione del disco); il team scelto ha un sound molto diverso da quello di Tiziano Ferro, che aveva firmato diversi brani dell’esordio.
“Il mio universo” è semplicemente un disco diverso, più rock, in cui spesso la voce di Giusy evita quelle coloriture nere che l’avevano fatta paragonare ad Amy Winehouse. Semmai, in diversi passaggi Giusy ricorda di più la Linda Perry dei 4 Non Blondes, per sonorità e vocalizzi. Si cimenta anche come autrice, con risultati pregevoli (soprattutto “Rossi papaveri”, co-firmata con Michele Canova). “Il mio universo”, fin dal titolo, è un disco che si preoccupa di stabilire qual è la vera identità attuale della cantante e in questo centra l’obbiettivo. Evidentemente Giusy si sente decisamente più a suo agio con questi suoni, e lo dimostra il fatto che le canzoni più rock (“Pareti tacere”) o anche solo più secche e dirette (“Linguaggi immaginario”, “Niente promesse”) siano proprio quelle che portano la sua firma. Insomma, questo non è il disco del giudizio, ma una buona prova di una cantante che vuole spiegare chi è adesso, al di là quello che è stata in passato.
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