«THE DEEP FIELD - Joan As Police Woman» la recensione di Rockol

Joan As Police Woman - THE DEEP FIELD - la recensione

Recensione del 22 gen 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

In fin dei conti, Joan As Policewoman, non fa nulla di nuovo, ma lo fa in maniera talmente diversa che non puoi non amare la sua musica.
Con “The deep field”, Joan Wasser arriva al terzo disco di inediti. Quando debuttò con “Real life”, qualche anno fa, fu un fulmine a ciel sereno. Un debutto solista tardivo, dopo una vita come collaboratrice di altri musicisti (e una fama che la perseguita ancora come ex fidanzata di Jeff Buckley). Una cantante indie che però si rifaceva ad una musica poco indie, molto più scura e black che rock. Dopo un disco di transizione come “To survive” (e dopo una raccolta di cover), Joan torna a fuoco con questo piccolo grande gioiello. Che è un disco più movimentato, più rock e più funky - di “To survive”(molto notturno e un po’ introverso, ascoltato oggi con il senno di poi).
Joan non fa musica nuova, perché si rifà a generi ben precisi. Ma prende quella musica e la riveste in maniera originale: come la tastiere che aprono “Magic”, che fanno molto anni ’60, su cui poi si apre il ritmo della canzone. O come “Human condition”, perfetto esempio di come Joan ha ritmato di più queste canzoni, cercando il groove più che la ballata.
Poi c’è il modo in cui questa splendida quarantenne canta: un modo davvero “soul”, intimista ma non lagnoso, quello di una persona che ti racconta le proprie storie come se fossi il suo migliore amico, offrendoti la sua vulnerabilità anche se non la conosci. Una cosa che abbiamo capito bene quando, qualche tempo fa, abbiamo filmato questa mini-esibizione di Joan a Patchanka, il programma di Radio Popolare di Niccolò Vecchia. In quell’occasione, Joan era da sola, con una chitarra, e pur essendo in uno studio radiofonico senza pubblico è riuscita a tirar fuori un’intensità soprendente, da brividi. Un’intensità che, pur con un vestito più complesso, si ritrova perfettamente in questo disco, dal titolo suggestivo e romantico come la musica (il “campo profondo” è una porzione piccolissima del cielo che, quando venne inquadrata dal telescopio Hubble, rivelò una affascinante concentrazione di giovani galassie lontane milioni di anni luce). Un disco perfetto da ascoltare nelle serate fredde di questo scampolo di inverno.

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