«SUSSIDIARIO ILLUSTRATO DELLA GIOVINEZZA - Baustelle» la recensione di Rockol

Baustelle - SUSSIDIARIO ILLUSTRATO DELLA GIOVINEZZA - la recensione

Recensione del 22 nov 2010

La recensione


di Daniela Calvi

Parlare di un disco a dieci anni di distanza può essere facile perché ormai lo si è ascoltato in tutti i modi possibili e immaginabili, ma d'altro canto può anche essere complicato proprio per lo stesso motivo. Quando uscì nel 2000 il "Sussidiario illustrato delle giovinezza" non lo acquistai, e nemmeno comprai il successivo "La moda del lento", e adesso che i Baustelle lo ristampano, avercelo tra le mani è come essere parte di un evento generazionale. Il primo album dei Baustelle è qualcosa di straordinario, qualcosa che più cercavo di far ascoltare agli amici, più gli amici non ci capivano nulla e mi mandavano a quel paese, specie quando mi chiedevano "Come hai detto che si intitola?", ed io rispondevo "Sussidiario illustrato della giovinezza", e loro storcevano il naso e spalancavano bocca ed occhi, mentre io lo trovavo un titolo fighissimo, super alternativo. E' così che mi innamorai di loro. Mi innamorai di loro e del disco perché ne "Le vacanze dell'ottantatre" parlavano di "colonia estiva", di vacanze "sintetiche" e asma che non passava, chiamavano il pullman "corriera", il gruppo musicale "complesso" e trovavo questi accorgimenti (che magari accorgimenti non lo erano nemmeno), un tocco di stile, una sorta di amore nei particolari e nei dettagli.
Canzoni dalla struttura musicale indefinita, rapide, pungenti e secche come "Gomma" oppure scandite e psichedeliche come l'emozionante "La canzone del parco", violente e crude come "La canzone del riformatorio" (una delle più belle canzoni scritte dai Baustelle in dieci anni di carriera), la seducente e ammiccante "Cinecittà" con un apertura sul finale straziante o una degenerante quanto bellissima "Il musichiere 999". Mi innamorai anche delle canzonette pop, canzonette che al primo ascolto non ti catturano come dovrebbero, con "Martina" della quale inzialmente non capivo una sola parola del testo, ma mi piaceva moltissimo con tutti quei cambi di metrica e gli urlettini a metà strofa, oppure "La canzone dell'appartamento", morbosa e vagamente lagnosa.
Insomma, il primo disco dei Baustelle è uno dei dischi più belli di musica italiana dell'ultimo decennio, innovativo quando uscì in un panorama musicale alquanto arido, e attuale anche oggi, che di anni dai quei primi concerti nei club ne sono passati dieci. Loro stessi hanno affermato in un'intervista rilasciata proprio a Rockol un concetto che ho sempre pensato anche io: "Non eravamo indie, semplicemente eravamo diversi". Diversi nel modo di scrivere i testi, nel modo di suonare le loro canzoni dal vivo, dove se i testi non li conoscevi almeno a memoria, difficile era che riuscissero a catturarti al volo. Con il Sussidiario i Baustelle hanno aperto la curiosità nella mente di molti adolescenti del nuovo millenio, e la loro bravura sta proprio nel fatto di non averli mai delusi.

Tracklist:
"Le vacanze dell'ottantatre"
"Martina"
"Sadik"
"Noi bambine non abbiamo scelta"
"Gomma"
"La canzone del parco"
"La canzone del riformatorio"
"Cinecittà"
"Io e te nell'appartamento"
"Il musichiere 999"

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