«WONDERLUSTRE - Skunk Anansie» la recensione di Rockol

Skunk Anansie - WONDERLUSTRE - la recensione

Recensione del 20 ott 2010

La recensione

E' curioso come "Wonderlustre" possa essere preso a mo' di paradigma di certe reunion, di quelle attese dai fan, di quelle che fanno muovere gente e versare fiumi di inchiostro a critici, blogger e opinionisti un tanto al chilo. Già, perché dopo undici anni di stop, la vera domanda da porsi riguarda più cosa aspettarsi, da un gruppo che in ogni caso ha saputo segnare il sound dello scorso decennio.
Album alla mano, a "Wonderlustre" non manca niente: buona produzione (ma su questo non abbiamo dubbi, data la caratura del gruppo), una tracklist ben costruita (con il pezzaccio robusto, “It doesn’t matter”, una manciata di midtempo tipo “Over the love” e “The sweetest thing”, e l'immancabile ballad “You saved me” e buone dinamiche sui pezzi. Poi, cosa più importante, ovviamente, il gruppo: Skin e soci, nonostante i due lustri passati più o meno in inattività, danno prova di non avere perso lo smalto e l'affiatamento che li aveva resi una delle realtà più apprezzate sul panorama alt-rock internazionale. Il ruggito inconfondibile della frontwoman rimane lì, davanti a tutti, vero e proprio marchio di fabbrica che brilla sulla corazzata strumentale ancora ben oliata: sebbene a tratti si ha come l'impressione che Ace alle sei corde possa osare di più, se non avesse una sorta di timore reverenziale a fare da contraltare melodico alla carismatica leader, le trame armoniche e il pulsare della ritmica di Cass e Mark Richardson restituiscono l'immagine di un gruppo riuscito nell'impresa di passare indenne attraverso gli anni. E questo, in un certo senso, è il pregio più grande - ma anche il limite più evidente - di "Wonderlustre": chi sentiva la mancanza dell'ensemble inglese e della grinta di Skin saluterà questo ritorno - sia su disco che dal vivo - con grande entusiasmo, ringraziando il cielo di poter tornare indietro, almeno con le cuffie sulle orecchie, ai cari vecchi anni Novanta. Chi invece era curioso di sapere cosa potessero tirare fuori dal cappello i nostri dopo così tanto tempo, dopo che sono successe così tante cose e dopo che così tanta musica è passata dagli speaker dei nostri stereo, potrebbe rimanere per lo meno spiazzato, in senso positivo s'intende.
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