«DOVE COMINCIA IL SOLE - Pooh» la recensione di Rockol

Pooh - DOVE COMINCIA IL SOLE - la recensione

Recensione del 12 ott 2010

La recensione

Si era rimasti alla sera del 30 settembre 2009, al Mediolanum Forum di Assago (Mi), quando la commozione aveva assalito anche i cuori più duri. Quando per l’ultima volta Stefano D’Orazio si sporgeva dal palco a salutare il suo pubblico e porre fine a una fantastica avventura che si pensava eterna. L’addio era stato annunciato con largo anticipo, il 15 aprile, poco meno di sei mesi prima, quasi in contemporanea con l’annuncio dell’uscita del saluto discografico di Stefano "Ancora una notte insieme". Nonostante questa premessa quando compare la parola fine in calce a una storia così importante per quanto puoi essere preparato è proprio difficile fare finta di nulla.
Così, mentre Stefano, divenuto l’ex batterista dei Pooh, era impegnato nella traduzione dei testi delle canzoni degli Abba per il musical Mamma Mia!, il terzetto rimasto decideva che il posto vacante non poteva essere occupato da un nuovo quarto Pooh (sulla copertina del nuovo disco è ben visibile l’acronimo RDR che rafforza ulteriormente il concetto), sarebbe stato poco generoso nei confronti di tutte le parti in causa. Scelta condivisibile in toto. Ancor più condivisibile la soluzione di affidare le bacchette a un musicista di lungo corso come Steve Ferrone - che vanta prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Eric Clapton, Slash, Chaka Khan, Tom Petty e una liaison con Eros Ramazzotti ai tempi di “Tutte storie”, era il 1993 – per il nuovo album “Dove comincia il sole”.
Un leggiadro arpeggio della chitarra di Dodi Battaglia introduce la lunga suite - si sfiorano i dodici minuti - che dà il titolo al cd. Una canzone divisa in due parti (la seconda del tutto strumentale) che si lega ai Pooh degli inizi, quelli dei settanta. Un pop-prog sinfonico che stimola il sogno, la speranza e il vagare della mente in un futuro più promettente. Segue “Fammi sognare ancora” che potrebbe benissimo essere la terza parte di “Dove comincia il sole” con una struttura più classicamente pop. “L’aquila e il falco” manda la memoria indietro fino alla storica “Ultima notte di caccia”, una barbara parabola sulla vita e la morte in forma di ballata. “Il cuore tra le mani” è la lettera d’amore, musicata dai tre, che ogni persona sogna di ricevere dal proprio innamorato, è la canzone che fosse cantata da Jovanotti sarebbe “Per te”. “Reporter” è dedicata a chi non si accontenta di vivere alle nostre latitudini e cerca di raccontarci quella cronaca di tutti i tempi che è la guerra. “Isabel” è il romanzo di un rapporto tormentato, mentre “Amica mia” è la enne millesima dedica dei Pooh all’universo femminile. E dopo avere omaggiato l’altra metà del cielo si alza un peana alla “Musica”, la bruciante passione di una vita, senza farsi mancare la citazione “…e fermarla non puoi perché si è innamorata di noi…”. “Vento nell’anima” è una canzone che i ragazzi scrivono quando e come vogliono con la mano sinistra e gli occhi chiusi e aggiunge ben poco alla loro discografia. “Un anno in più che non hai” ha il grande pregio di avere un refrain che non lascia scampo. In chiusura “Questo sono io” che potrebbe essere “questi siamo noi”, cantata a tre voci racchiude in sè l’essenza dei Pooh.
Roby, Dodi e Red hanno colto come meglio non potevano l’occasione datagli dal trauma di avere perso una parte di loro e, sempre con i testi del quinto - ora diventato quarto - Pooh Valerio Negrini hanno pubblicato il loro migliore lavoro da molti anni a questa parte. Il sole splende alto sul regno dei Pooh.


(Paolo Panzeri)
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