«KORN III - REMEMBER WHO YOU ARE - Korn» la recensione di Rockol

Korn - KORN III - REMEMBER WHO YOU ARE - la recensione

Recensione del 12 lug 2010

La recensione

Tornare alle origini, ritrovare l'energia perduta. I Korn avevano questo preciso obiettivo e non hanno fatto nulla per nasconderlo. Già il titolo del loro nuovo album, "Korn III - Remember Who You Are", lo mette subito in chiaro e suona quasi come una dichiarazione di guerra. Per questo la band ha deciso di richiamare il produttore Ross Robinson, già al lavoro sui primi due dischi "Korn" e "Life is peachy". Anche le scelte in sede di registrazione hanno seguito questo principio: nessuna base elettronica, nessuna traccia separata, nessun editing, tutto è stato registrato su un nastro a due pollici in una stanza 10x10. Dimenticatevi quindi le derive industrial di "See You On The Other Side" o il relativo minimalismo dell'ultimo "Untitled".
Insomma, tutto è stato fatto nel modo più "old school" possibile, cercando di riportare in vita un periodo d'oro per il gruppo e in generale per tutto il panorama nu metal, del quale i Korn sono giustamente considerati gli iniziatori. Ecco, forse il problema di "Korn III" sta proprio qui: il gruppo, che si trova sicuramente in un momento non felicissimo dal punto di vista compositivo, finisce così per evidenziare tutti i suoi limiti attuali e accentuare i retaggi con il passato. Soprattutto Davis e soci soffrono come non mai l'assenza dei due vecchi membri Brian "Head" Welch (quanto mancano le sue parti di chitarra) e del batterista David Silveria. Già dai primi ascolti si capisce che qualcosa non torna: il singolo "Oildale (Leave me alone)" ad esempio da una forte impressione di già sentito, non riuscendo nemmeno a trovare un ritornello efficace come invece capitava in passato in pezzi come "Adidas", "Freak on a leash" e "Falling away from me". La voce di Jonathan Davis, come nell'ultimo "Untitled", è messa molto in evidenza rispetto agli strumenti. Il basso di Fieldy è sempre uguale a sé stesso e la batteria del nuovo Ray Luzier cerca di non discostarsi troppo dal passato.
Ma al di là delle singole scelte sonore, sono proprio le canzoni a non convincere. A parte qualche piccolissimo guizzo, come in "Pop a pill" e "Move on", il disco non ingrana mai. I debiti con il passato, come detto, si sentono davvero troppo e manca anche un solo spunto che sia in grado di risvegliare l'ascoltatore: "Never around" ad esempio, di per sé neanche malaccio, assomiglia incredibilmente al singolo del 2003 "Did my time", mentre a "Fear is a place to live" mancano le chitarre di Welch. Non c'è varietà, un pregio che i Korn non hanno mai posseduto in abbondanza ma che hanno spesso trovato in dischi come "Issues" o "Follow The Leader", spesso con soluzioni sonore interessanti. Lo stesso Davis si concentra come sempre sui suoi tormenti interiori, ma non ha più la forza e la rabbia di "Daddy". Insomma "Korn III" è sinceramente una delusione, non è voltandosi indietro che i Korn possono ritrovare sé stessi. Forse è giunto il momento di cominciare a guardare avanti.


(Giovanni Ansaldo)
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