«DEL NOSTRO TEMPO RUBATO - Perturbazione» la recensione di Rockol

Perturbazione - DEL NOSTRO TEMPO RUBATO - la recensione

Recensione del 24 mag 2010

La recensione


di Daniela Calvi

Ventiquattro canzoni. Sfido chiunque a leggere ventiquattro titoli in tracklist e a non sentirsi male all'idea di sorbirsi un'ora e un quarto di musica. Tranquilli: con "Del nostro tempo rubato" dei Perturbazione questo non accadrà, non vi sentirete male, se non per qualche emozione di troppo, e nemmeno vi accorgerete di passare un'ora e passa in loro compagnia, una compagnia indifesa e quasi pigra, ma determinata e coraggiosa più che mai. Il nuovo album della band torinese è tutto quello che vorreste per voi, giusto per citare - o quasi - la strofa del loro primo e nuovo singolo da tre anni a questa parte, "Mao Zeitung", un brano azzeccato come biglietto da visita del disco, un brano che racchiude arrangiamenti orientali e lo stesso crescendo emozionale, secondo dopo secondo, che solo i Perturbazione hanno e hanno saputo mantenere.
Un album con ventiquattro cartoline, alcune di un colore acceso, come "Mondo tempesta", brano pop che inizia su un coro che trascina tutto il resto, "Buongiorno buonafortuna", con una chiusa densa e piacevole, "La fuga dei cervelli", uno dei brani più divertenti del disco, con un insieme di voci ad cantare "Se solo ci potessimo incontrare" che ti rimane in testa e non se ne va più. Ci sono poi brani sfumati di rosa antico, nostalgici come "Del nostro tempo rubato" e "L'Italia ritagliata", oppure canzoni spregiudicate come "Vomito!" e la spiazzante per via della bellezza "Revival revolver".
Un disco dove vita personale e vita sociale si intrecciano, si rincorrono, lasciano il posto l'uno all'altra, ed è così che dopo "Primo" e "Io sono vivo voi siete morti", arrivano canzoni d'amore, in punta di voce e con quel romanticismo e quella consapevolezza che Tommaso Cerasuolo canta ed esprime così bene da far venire il nodo in gola: "Il palombaro" e "La cura del sonno" le scoprirete piano, vi prenderanno quando meno ve lo aspetterete, sentirete una strofa o un ritornello quasi per sbaglio in mezzo alle ventiquattro canzoni e tornerete a cercarle. E questo non vi accadrà soltanto con le canzoni d'amore, ma anche con quelle sensibili e orecchiabili, come la bellissima "Esemplare", con il dovuto gioco di parole caratteristico dei Perturbazione che davvero dimostrano ancora una volta la loro onestà e la loro intelligenza musicale, quel riuscire a dire in musica qualsiasi cosa con un modo unico ma sempre semplice e immediato, proprio come vorremmo che ci venisse cantato.
Insomma, non si smentiscono. Capaci di scrivere, di emozionare, di suonare, di rinnovarsi mantenendo i cardini della loro fortuna musicale ben saldi, i Perturbazione con questo disco dimostrano che possono fare quello che vogliono, perché a differenza di "Pianissimo fortissimo", che aveva un preciso inizio e una precisa fine, quasi incorniciato dentro una schema (e lo si vedeva anche dalla copertina), con quest'ultima fatica in studio la band di Rivoli pubblica un disco senza fine, dove ognuno può trovare qualcosa che gli appartenga, senza annoiarsi. E adesso non voglio rubarvi altro tempo con parole inutili, tanto si capisce come la penso: "Del nostro tempo rubato" è uno dei dischi più belli e meglio riusciti come sostanza, forma e intenzione di questo 2010.
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