«SO RUNS THE WORLD AWAY - Josh Ritter» la recensione di Rockol

Josh Ritter - SO RUNS THE WORLD AWAY - la recensione

Recensione del 07 mag 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Signore e signori, segnatevi questo nome, se non l’avete ancora fatto: Josh Ritter. Diciamo così, perché non è una novità: con “So runs the world away”, Ritter arriva al sesto album di studio, a cui si aggiungono diversi ep e live. Pure dalle nostre parti è passato diverse volte, ma sempre un po’ in secondo piano: una volta aprì per Damien Rice, più recentemente – lo scorso febbraio – per gli Swell Season. Sempre per artisti irlandesi, perché pur essendo dell’Idaho, ha molto seguito da quelle parti.
Comunque: non la si spara grossa, se si dice che è il miglior cantautore rock uscito negli anni zero. Ritter è figlio di una tradizione ben precisa, quella che sta tra Bob Dylan e Springsteen, che si è addirittura scomodato andandolo a vedere al concerto di presentazione di questo album. Per cui non aspettatevi minimalismo, low-fi, pseudo-novità, o quelle cose tipiche dei cantautori indie-rock. Però aspettatevi tutto il resto: una grande voce su grandi canzoni, ottime capacità di arrangiamento, e anche varietà. “So runs the world away” è un disco molto vario, che passa dal folk (“Folk bloodbath”, che non a caso cita nomi di personaggi storici del repertorio di quel genere, dalla Delia di "Delia's gone" allo Stack-a-lee o Stagger Lee del noto standard), al cantautorato puro, alla sperimentazione sonora, ai suoni retrò (“The curse”), al rock. In quest’ultimo campo, Ritter infila due capolavori, “Change of time” e “Lantern”, due brani che rendono se possibile ancora più bello questo album, forse il più bello della discografia di Ritter. Sicuramente il più maturo, per come riesce a prendere un testimone – quello dei nomi già citati – e portarlo avanti, senza scimmiottare ma con una sua identità ben precisa. Uno dei dischi più belli dell’anno, fino a questo punto.

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