«PRIDE OF NOWHERE - Smoking Hearts» la recensione di Rockol

Smoking Hearts - PRIDE OF NOWHERE - la recensione

Recensione del 13 mar 2010 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Sono brutti, sporchi e pure un po' cattivi. Dopo essersi fatti le ossa supportando vari gruppi, tra i quali i Gallows, e andando su e giù per tutta la Gran Bretagna col solo desiderio di suonare e far casino, debuttano ora gli Smoking Hearts. Il gruppo, proveniente da Londra e dal sud-est del Regno Unito, è capitanato dal cantante Lethal; con lui ci sono i due chitarristi Nobba e Barker mentre al basso c'è Calvin e alla batteria Matty. Gli Smoking Hearts hanno inizato, con pochi mezzi e tanta passione, elementi che solitamente fanno scaturire cose buone, nel 2007. La band ha registrato questo "Pride of nowhere" in una fattoria nelle campagne del Bedfordshire. La musica è punk-rock come una volta, con in più innesti di scuola motorheadiana; i testi inneggiano a cose di strada. Grande pregio e -per certi versi- difetto del debutto degli Smoking Hearts è che si tratta di un monolito. E' solo punk duro, aggressivo, a volte già sentito. Festa grande per gli estimatori del genere, che potranno beatamente maciullarsi le orecchie, mentre tutti gli altri non potranno che fuggire lontani già al terzo brano. Colpiscono "Daddy's little disaster", concepita per pogare o stamparsi la suola degli anfibi sul grugno, "Shred and destroy", con urticanti atmosfere '76-'77 ma più cattive ed urlate, "George Street wrestling", dei Guns N'Roses impazziti che incontrano i Damned e forse anche i Black Flag ed i Germs. Da ascoltare anche il disastro deragliato di "One-eyed drunk", una "Thundersludge" sguaiata in modo veramente disgraziato, e l'allucinata e torrida "Message in a molotov" (con i complimenti della ditta per il titolo). Un album che non perde tempo a lavorarti alle costole: entri sul ring, arriva un Tyson sonico, furioso, e ti molla un diretto terrificante in mezzo alla faccia. Tutto qui? Sì. Però che botta.

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