«A CHORUS OF STORYTELLERS - Album Leaf» la recensione di Rockol

Album Leaf - A CHORUS OF STORYTELLERS - la recensione

Recensione del 03 mar 2010 a cura di Luca Bernini

La recensione

A volte succede ancora. In una pausa pranzo di inizio primavera entri in un negozio di dischi inondato di luce (Buscemi a Milano) per comprare qualcosa. Te la prendi comoda, giri per scaffali e mentre scartabelli fai sempre più attenzione alla musica di sottofondo. Sei entrato per comprare altro, e di fatto lo fai (l’ultimo di Peter Gabriel , Vanessa de Mata , Lelio Luttazzi su dvd, una raccolta di Piero Ciampi con documentario annesso), ma quella musica ha una poesia, un urgenza, una logica che ti catturano. E’ un ambient music dolce, malinconica, crepuscolare, cantata e suonata con un’eleganza e un distacco che sanciscono intimità e non distanza. Ti viene in mente di l’ambient music di Brian Eno , e poi i Sigur Ros , senza la loro splendida morbosità faunistica islandese, ma come se fossero sorretti da ritmiche più marcate: roba che sa di sole, di terra, di America. Vai dal commesso, che gentilmente ti spiega che quel bellissimo disco che stai ascoltando è A Chorus of Storytellers degli Album Leaf, e ti ricordi di averli già ascoltati, e salvati nella tua discografia al tempo di “In a safe place”, anno di grazia 2004, un altro disco da cui non sei mai riuscito a liberarti. Ne compri due copie e la prima la regali subito all’amico che ti aveva accompagnato nel negozio, la seconda te la porti a casa e, a sera, la metti su e aspetti che si ricrei la magia del pomeriggio, che puntualmente arriva. “A chorus of storytellers” è il quinto album degli Album Leaf, progetto solista di Jimmy LaValle, ex-chitarrista della post-rock band di San Diego Tristeza. Un progetto che da sempre ha avuto nella sua capacità di creare atmosfere cinematografiche e suggestive con un apparato strumentale decisamente minimal il suo punto di forza maggiore. Al disco che sancisce il decennale della sua storia, però, gli Album Leaf arrivano con l’idea di realizzare qualcosa di più ambizioso, sostituendo ai percorsi esplorati da LaValle in solitario la consistenza offerta da una band di musicisti in carne ed ossa (da qui il titolo “A chorus of storytellers”, a sottolineare che le “storie” raccontate in questo lavoro sono frutto di un lavoro corale e non della giustapposizione di più voci cantate da un unico solista): Matthew Resovich (violino, chitarre, già nei Black Heart Procession ), Drew Andrews (chitarre), Timothy Reece (batteria), Luis Hermosillo (basso) e una sezione fiati islandese hanno permesso a LaValle di lavorare più come un direttore d’orchestra che come un semplice autore e musicista. Il tocco finale è regalato al disco dal mixaggio effettuato a Rekyavik da Birgir Jon Birgisson dei Sigur Ros, in grado di offrire quel contributo alla regia del suono che permette a tutti gli strumenti di avere il loro ruolo e la loro riconoscibilità all’interno dei brani. “A chorus of storytellers” è anche il disco più “cantato” degli Album Leaf: la voce di Jimmy LaValle – sostenuta dai cori della band – è presente in quattro degli undici brani presenti su disco, stemperando con un’emozione tutta umana le mille suggestioni offerte dalle partiture strumentali. Difficile suggerire un brano, giacché tutto l’album è un’avventura attraverso soundscapes da cui lasciarsi attraversare e dirigere. Di certo “A chorus of storytellers” è un disco magico, che si rivela da solo per quello che è (come ha saputo fare nel silenzio del negozio di dischi). Basta dargli fiducia.

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