Spoon - TRANSFERENCE - la recensione

Recensione del 11 feb 2010 a cura di Davide Poliani

Non è che basti avere il carattere e il coraggio di ricominciare tutto da capo e mettersi in discussione per fare un buon disco. Perché non è facile, quando alle spalle si hanno sedici anni di luminosa carriera ed una fila di album validi, riuscire a dire ancora qualcosa di nuovo senza spiazzare o - peggio - scadere nell'esercizio di stile, nell'astrattismo da due soldi o nella decostruzione un tanto al chilo. Una caterva di indie band ci sono cadute, più o meno rovinosamente, cercando di sfuggire ad un cliché inseguendone un altro, quello della freschezza e dell'innovazione a prescindere a costo di compiacere mode più o meno effimere o, peggio, i (supposti) umori della scena. Gli Spoon, che dal '96 ad oggi - senza botti clamorosi - sono stati capaci di crescere in maniera armonica, maturando naturalmente, conquistando prima le chart indipendenti e poi quelle generali, senza quelle clamorose accelerazioni in partenza che quasi sempre bruciano anche i cervelli migliori, all'inizio dei lavori per "Transference" devono essersi trovati davanti ad un bel problema: con gli anni si guadagna in mestiere ma si perde in immediatezza, rischiando di prendere derive pericolose e non sempre appaganti, né in termini di resa né tantomeno in termini di indice di gradimento. E, questo problema, i quattro di Austin, Texas, sembra che l'abbiano affrontato nel migliore dei modi possibili, ovvero non pensandoci. In "Transference", infatti, pochissimo sembra studiato a tavolino: il disco ha un impianto molto forte, così come le canzoni che lo compongono, ma poco sembra lasciato alla ragione e moltissimo all'istinto. Un istinto che li ha portati verso atmosfere di certo lontane da quelle forse più decodificabili di "Ga Ga Ga Ga Ga", meno accomodanti, ma certamente familiari a chi a loro ha sempre prestato orecchio: nessun compiacimento, nemmeno nell'intro scabro di "Before destruction", o nelle architetture sbilenche di "Is love forever?" e di "I saw the light", fa pensare ad un'ispirazione "forzata" da cervelli (e orecchie) che non siano concentrate esclusivamente sulla musica. A episodi sicuramente più lineari come “Who makes your money”, “Got nuffin" e “Written in reverse” fa eco l'elettronica minimale ma divertita di “Nobody gets me but you", "diluita" su quasi cinque minuti di tappeto ritmico e ideale prodromo per la ruvida ghost track, "Mean red spider", che va a chiudere il disco. Oltre ad essere un gran bel disco, "Trasparence" è un esempio di ottima maturazione di una band della quale longevità ci si possa davvero rallegrare. Non come per quella di altre, delle quali tutti sappiamo i nomi...


Tracklist

01. Before Destruction (03:17)
02. Is Love Forever? (02:07)
03. The Mystery Zone (04:59)
04. Who Makes Your Money (03:44)
05. Written In Reverse (04:18)
06. I Saw the Light (05:32)
07. Trouble Comes Running (03:05)
08. Goodnight Laura (02:28)
09. Out Go the Lights (04:36)
10. Got Nuffin (03:58)
11. Nobody Gets Me But You (04:56)

Vai alle recensioni di Rockol

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996