«THERE IS LOVE IN YOU - Four Tet» la recensione di Rockol

Four Tet - THERE IS LOVE IN YOU - la recensione

Recensione del 09 feb 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

C'era grande attesa nel mondo della musica elettronica per il ritorno di Four Tet.
Vuoi perchè il suo ultimo disco ufficiale risale al 2005 (“Everything ecstatic”), vuoi per gli esperimenti e progetti che Kieran Hebden (il produttore londinese titolare del marchio) ha portato avanti negli ultimi anni: remix per nomi come Radiohead, Aphex Twin e Bloc Party, quattro dischi di improvvisazione registrati con il batterista jazz Steve Reid, un EP molto vicino al minimal-clubbing (“Ringer”) ed un dodici pollici con due canzoni realizzato in collaborazione con il genio della dubstep londinese Burial.
Insomma, non è uno che resta con le mani in mano Hebden, forse uno dei motivi che lo ha portato a guadagnarsi con soli due album ufficiali (ma moltissimi remix) una grandissima stima non solo nel settore elettronico, ma anche in quello del rock alternativo (nel quale si era già affermato con i Fridge, il suo gruppo post-rock) è proprio questo.
“There is love in you” è il titolo scelto per il nuovo album di Four Tet. E' difficile avere le idee chiare, ma una cosa la si evince subito: il disco sembra un unico viaggio, uno di quelli in cui si vedono paesaggi diversi scorrere fuori dal finestrino, ma il cui ricordo sarà unito per sempre da un filo possente e invisibile che tiene tutto perfettamente coeso. Kieran è entrato con le sue “macchine” nel cuore e ci ha trovato principalmente l'amore, decidendo poi di raccontarcelo in mille modi. Comincia con il loop infinito di una acuta voce femminile che ripete il titolo dell'album in “Angel echoes”, prima di spegnere le luci con il dubstep oscuro e caldo, cibernetico e ballabile (solo in club molto underground) della splendida “Love cry”.
“Circling” è caratterizzata da una melodia solare che sfiora il downtempo, mentre “Sing” è il pezzo più “pop” del lotto con quel sound che pare sorridere e invitarci ad un ballo (anzi balletto) tranquillo e spensierato. “This unfolds” parte con un primo assaggio di post-rock, per poi svilupparsi in electro-minimal, il tutto avvolto in un manto di spensieratezza.
“Reversing” è un piccolo, puro intermezzo ambient prima del dubstep/downtempo ovattato, sognante e crepuscolare dell'ottima “Plastic people” (dal nome di un locale londinese dove Kieran è stato per un periodo resident) e del gran finale con il post-rock delicato e caricato a salve di “She just likes to fight”.
Questo è l'amore secondo Four Tet, questo è forse l'amore nel 2010: apparentemente distaccato, sognante, oscuro, delicato, elettronico ma con una chitarra sempre in spalla. Grazie della dritta, Kieran!

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