“Heligoland”, che prende il nome da un piccolo arcipelago situato nel nord della Germania, è un disco in cui si possono ritrovare diverse anime ed è probabilmente un lavoro che metterà d'accordo sia gli amanti del lato più black e trip-hop dei Massive, sia i fan della loro produzione più algida e claustrofobica.
Si parte con “Pray for rain” (già assaggiato sull'ultimo EP), un brano di quasi sette minuti che è la perfetta sintesi di quanto si afferma sopra: ritmo freddo e quasi militare associato alla calda voce di Tunde Adebimpe dei Tv On The Radio , fino alla intensa esplosione centrale in pieno stile trip-hop.
L'ottima “Babel” si presenta più veloce e sincopata, sfiora in alcuni passaggi il drum'n'bass, suoni oscuri e industriali in sottofondo, atmosfera cupa e la splendida Martina Topley Bird alla voce. “Splitting the atom”, title-track del citato EP, è classico trip-hop made in Bristol, tre voci (Del Naja, Daddy G e Horace Andy) che incontrano un sound lento ma ritmato, negro e tiepido, con testo politico-sociale (“No hope without dope, the jobless return, the bankers have bailed”).
Ecco poi la fantastica “Girl I love you”: domina la voce di Horace Andy (tra l'altro il brano è una rivisitazione di un suo vecchio singolo del 1974) su una canzone che ricorda i migliori episodi dei Massive Attack, alternanza di tempi ed atmosfere, giorno e notte che si abbracciano amorevolmente. “Psyche” è uno dei pezzi più elettronici e claustrofobici del disco, ritmo tranquillo ma incessante e ripetitivo che sorregge la voce di Martina Topley-Bird: versione leggermente diversa, ma altrettanto efficace, di quella presente in “Splitting the atom EP”. “Flat of the blade” vede Guy Garvey degli Elbow alla voce per il brano più algido del lotto, echi di Einsturzende Neubauten in sottofondo, fiati che creano tensione, elettronica minimal; “Paradise circus”, pur restando ad alti livelli, è forse uno dei momenti meno intensi, con la voce di Hope Sandoval (ex Mazzy Star) comunque ineccepibile su archi e base trip-hop.
In “Rush minute” il microfono torna a 3D per uno splendido brano che porta il tipico marchio di fabbrica del duo, arriva l'onda lunga di “100th window” ed i suoi suoni cupi, qui però più veloci. “Saturday come slow” spicca per la presenza di Damon Albarn: per registrare questa traccia i Massive si sono recati direttamente nello studio del frontman dei
Si chiude con il botto di “Atlas air” (presentata qualche mese fa dal vivo come “Marakesh”): Del Naja alla voce, ritmo tirato e suoni psichedelici, oltre sette minuti in cui si balla, si sogna e si perde nettamente il contatto con la realtà.
Insomma, “Heligo land” è proprio un gran disco. Qui dentro ci sono i Massive Attack allo stato puro, le loro origini ed il loro presente, le loro paure e speranze. Ci sono voluti sette anni, è vero, ma si sa che per gustarsi le cose belle bisogna saper aspettare.