«STRONGER WITH EACH TEAR - Mary J. Blige» la recensione di Rockol

Mary J. Blige - STRONGER WITH EACH TEAR - la recensione

Recensione del 27 gen 2010 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Sulla foto di copertina di questo nuovo album “Stronger with each tear”, Mary J.Blige ha l’espressione fiera di chi sa d’aver raggiunto uno stato di grazia nella vita e nella carriera. Gli abusi, le dipendenze, gli amori falliti, i successi musicali e le tribolazioni personali, sono stati documentati in nove album realizzati dalla cantante già dai primi anni ’90. La “regina dell’hip hop soul”, come è ormai universalmente nota già dal suo primo album, “What’s the 411” del 1992, si destreggia con la sicurezza di una veterana tra le dodici canzoni di “Stronger with each tear”, mescolando abilmente nuove leve della scena r&b e hip hop, le sue peripezie vocali adeguate alle ultime tecniche, produzioni di buon livello e un giusto bilanciamento tra modernità e tradizione. “Stronger with each tear” (dove “Stronger” è il titolo di una canzone rintracciabile nella colonna sonora del documentario, “More than a game” sul cestista LeBron James), si apre con “Tonight”, canzone inconfondibilmente marchiata da Akon e la su Konvict Music, ansiosa di dimostrare l’ancora ottimo stato di salute di Mary J. Blige nel panorama r&b contemporaneo. Dopo Akon, non può mancare la scoperta del 2009, il cantante e rapper canadese Drake, ospite qui nel singolo “The one”, una produzione di Rodney Jerkins dove la cantante si adegua ai tempi, piegandosi anche lei all’inflazionato uso dell’autotune. C’è poi “Said and done” con Ryan Lesile, che ci consegna una Mary più riflessiva e che indica la strada per il momento più uptempo dell’album, il culmine della prima parte del disco che trova la sua massima espressione ritmica nella gradevolissima “Good love” con T.I. in un crescendo di mood positivo e allegro.
Contrariamente a quanto proposto in passato, si direbbe che con “Stronger with each tear”, Mary J. Blige abbia voluto lagnarsi di meno e agire di più. Lei non dimentica il passato, ma preferisce passare in rassegna, ora con maggiore distacco, tutte le esperienze negative e positive dei suoi quasi quarant’anni. L’album parte quindi a razzo, ma non può trascurare quelle atmosfere malinconiche che sono sempre state parte della tradizione musicale della Blige. Così, il secondo singolo, “I am” (produzione Stargate), diventa la canzone simbolo della nuova Mary, resa più forte da ogni lacrima versata (tema ulteriormente espresso nella canzone “Each tear”). E per non trascurare alcun particolare, “Stronger with each tear”, si avvia alla chiusura con una scelta stilistica marcatamente retrò con le canzoni “In the morning” (che ci ricorda l’azzeccata cover della Blige di alcuni anni fa di “I’m going down” dei Rose Royce) e “I can see in color” (inserita anche nella colonna sonora del film “Precious”), firmata da Raphael Saadiq.
Questa nuova fatica, dimostra che la Blige sa ancora come si fa un album ben bilanciato e di buona fattura. Mary è sempre stata e sempre sarà un punto di riferimento fondamentale nella musica r&b. Lunga vita alla “regina dell’hip hop soul”!

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