«LE STRADE DEL TEMPO - Le Vibrazioni» la recensione di Rockol

Le Vibrazioni - LE STRADE DEL TEMPO - la recensione

Recensione del 22 gen 2010 a cura di Daniela Calvi

La recensione

Era l’agosto del 2003 quando all’Arena delle Grazie di Vasto, in Abruzzo, vidi per la prima volta dal vivo Le Vibrazioni . Ricordo che era da pochi mesi uscito il loro primo singolo “Dedicato a te”, e incuriosita andai al loro concerto. Ne rimasi sorpresa, erano qualcosa di nuovo rispetto alle altre band nate in Italia in quel momento, e le canzoni che suonavano, tutte mai sentite prima tranne il singolo, avevano poco a che fare con la melodia pop del tormentone “Sei immensamente Giuliaaaaa…”. Un bel concerto insomma, che mi spinse il giorno seguente ad andare in un negozio di dischi a comprare immediatamente l’album eponimo che ascoltai senza tregua per tutta l’estate. Un bel concerto, l’ho già detto, che finì con una grassa risata quando il bassista Marco Castellani, manco fosse John Francis Pastorius III, lanciò – senza ottenere riscontro – alla poca e accaldata folla il suo asciugamano sudato.
Eccoci nel 2010. Di anni da quel momento ne sono passati otto, Le Vibrazioni hanno pubblicato tre album e un dvd dal vivo e Marco Castellani ha lasciato il gruppo. Si potrebbe fare un bilancio? No, forse per quello è ancora presto. Si può però dire che Le Vibrazioni sono arrivati al loro giro di boa e tra una bracciata e l’altra hanno lasciato alle spalle quella spocchia che un po’ li caratterizzava i primi anni di carriera, acquistando una certa maturità che non si può non notare nella loro ultima fatica in studio “Le strade del tempo”. Gli undici inediti raccolti all’interno del disco danno da subito una sensazione di dinamismo e movimento: i brani scivolano veloci, anche se nei primi ascolti non c’è una netta distinzione tra una canzone e l’altra, ma piano piano che l’orecchio si avvicina alle sonorità e ci prende confidenza, vengono risaltate le caratteristiche di ogni singolo pezzo.
Aprono le danze due canzoni ben riuscite, incalzanti e melodiche come “Va così” e “ Parlo col vento”, mentre “Senza indugio” è un crescendo unico di ritmo e tensione vocale che si libera in un ritornello deciso in un finale elettronico da manuale, quasi a fare da contrasto con l’introduzione morbida e solitaria del singolo “Respiro”, uno dei brani più suggestivi del disco insieme a “Le sirene del mare”, un vero e proprio richiamo musicale, intenso e pieno, “Malie” e “Ridono gli Dei”, caratterizzate da melodie azzeccate e sempre più piacevole negli ascolti. “Come ieri” ha il compito di chiudere il viaggio musicale, e lo fa in punta di piedi, mettendo fine così al disco rinascita de Le Vibrazioni. Non che siano mai morti, per carità, e non che non abbiano fatto niente di buono fino ad oggi, ma forse, come raccontavano loro stessi l’altro giorno durante la conferenza stampa, il rischio di perdersi, nel tempo, l’hanno corso. Con “Le strade del tempo” si sono ritrovati, si sono ripresi in mano, ed ora che il giro di boa è stato fatto, serve soltanto continuare a nuotare…

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