«TEMPORALI E RIVOLUZIONI - Giuliano Dottori» la recensione di Rockol

Giuliano Dottori - TEMPORALI E RIVOLUZIONI - la recensione

Recensione del 05 dic 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

“Io non voglio stare fermo qui/Io non voglio stare immobile” è un verso di “Amuleto”, seconda canzone del secondo album di Giuliano Dottori. E si sa che quando ci sono “Temporali e rivoluzioni” fermi non si sta mai: arriva la tempesta ed in qualche modo bisogna reagire, prima che torni la calma e si riesca meglio a decifrare ciò che è accaduto. Giuliano Dottori, giovane cantautore milanese (membro anche degli Amor Fou), in questo nuovo capitolo discografico sembra compiere un'analisi del mondo interno ed esterno che lo circonda, uno sguardo quieto su una strada bagnata, dove gli alberi sono già caduti e le fiamme delle automobili incendiate si stanno già spegnendo.
Ascoltando il disco di Dottori, prodotto da Giovanni Ferrario (Micevice, GuruBanana e collaboratore di John Parish, P.J. Harvey e Morgan), è impossibile non trovare riferimenti al cantautorato “classico” di Francesco De Gregori, ma soprattutto ad artisti simbolo della scena indie italiana: alla sensibilità e delicatezza (anche vocale) di Moltheni e alla capacità di scrittura poetica ed allo stesso tempo cruda di Manuel Agnelli degli Afterhours.
“Temporali e rivoluzioni” è un disco che pur essendo ben incentrato su un cantautorato malinconico, ha diverse sfumature, alcune bellissime. E' il caso del brano d'apertura “Chiudi l''emergenza nello specchio”, ritornello da brividi con un violino mimimal, coro e parole da pelle d'oca (“Chiudi l'emergenza nello specchio e l'indifferenza nel tuo cuore/ Lucida le cose che non tieni più con te”). La già citata “Amuleto” è uno dei pochi casi in cui le chitarre si fanno leggermente più veloci e vicine ad un indie-rock lo-fi, ruvido.
Splendida, forse l'episodio migliore del disco, è “La tua casa è piena”: intensa come interpretazione, leggera per il sound semi-acustico ed un ritornello con violini che lascia imbarazzati per la bellezza (“Io non ho più tempo/io non ho più voglia/io non ho più voce ed un'altra volta cambierò bandiera/non sarò fedele/sputerò il dolore e via”).
“Inno nazionale del mio isolato” è la canzone più sociale del lotto, un'ottima incursione nella vita impaurita e monotona di una persona chiusa nei confronti del mondo (“la siepe la taglio sempre meno e lascio che cresca un palmo sopra di me, io voglio che chiuda ogni mia visuale”). “Catene e gioie fragili” potrebbe gareggiare come migliore canzone dell'album, un ritmo semi-acustico che cambia improvvisamente in elettrico ed esplode in cori finali: tutto sempre con delicatezza.
Nel testo diretto e noir di “Sirene e vampiri” si sente moltissimo la penna di Manuel Agnelli mentre musicalmente si presenta in una veste quasi jazz, un bell'esperimento, riuscito. Insomma, “Temporali e rivoluzioni” non è un disco perfetto: si sarebbero potuti preferire arrangiamenti più puliti ed un pizzico di malinconia in meno forse. E' innegabile però riconoscere la capacità compositiva e le emozioni che Giuliano Dottori riesce a scatenare, con tutti i difetti che un cantautore giovane ed al secondo album può avere. Quindi evviva chi ancora sa scrivere belle canzoni in italiano. Ed evviva l'imperfezione.

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