«ONE FAST MOVE OR I'M GONE:KEROUAC'S BIG SUR - Ben Gibbard & Jay Farrar» la recensione di Rockol

Ben Gibbard & Jay Farrar - ONE FAST MOVE OR I'M GONE:KEROUAC'S BIG SUR - la recensione

Recensione del 04 dic 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il Big Sur è un'area del sud della California poco popolata e selvaggia, con montagne a picco nel pacifico e con un canyon, il Bixby Canyon, sormontato da un enorme ponte stradale. "Big Sur" è anche il titolo dell'ultimo grande romanzo di Jack Kerouac, il racconto autobiografico dell'esilio volontario dell'autore di "On the road", in fuga da New York e dalla pressione del successo, dalla nomea di "avatar della beat generation" che la critica gli aveva affibbiato.
"One false move" è un interessante progetto che racconta la fase terminale della vita di Kerouac (che sarebbe morto qualche anno dopo, con il fegato distrutto dalla cirrosi e dall'alcol, non prima di essere passato in Italia nel 1966: su You Tube c'è un video di una sua intervista con Fernanda Pivano, in cui lo si vede completamente ubriaco).
Lo recensiamo in questo spazio perché viene commercializzato come CD, i cui autori sono due nomi importanti , Jay Farrar (già negli Uncle Tupelo, da cui sarebbero nati i Wilco , e poi nei Son Volt) e Ben Gibbard, frontman dei Death Cab For Cutie, che proprio al Bixby Canyon Bridge avevano dedicato la canzone di apertura del loro ultimo album. 12 canzoni basate "al 90%" su estratti di quel libro, scritte assieme, cantate ora dall'uno, ora dall'altro; un folk-rock molto semplice e diretto, più simile allo stile di Farrar che a quello di Gibbard. Ma il progetto che in realtà ha il suo cuore nel documentario in DVD, che racconta attraverso stupende immagini del luogo e d'archivio, attraverso reading interviste importanti (ai reduci della "ghenga" beat di San Francisco e a musicisti come Tom Waits, Lenny Kaye, Patti Smith) la storia di quel romanzo. Le canzoni del disco nascono in realtà come colonna sonora di questo film, diretto da Curt Worden.
Il tutto ha dei limiti nella fruizione: il documentario non ha sottotitoli italiani, il che rende impegnativa la visione, se non si ha un'ottima padronanza dell'inglese (anche se l'aspetto visivo e la regia sono stupende, e in puro stile beat bisognerbbe semplicemente lasciarsi trasportare dal suono e dal ritmo delle parole). E lo stesso dicasi anche delle canzoni: il packaging è molto curato, con vari brevi scritti che contestualizzano il tutto, ma se ci fossero stati i testi delle canzoni il tutto sarebbe stato più completo.
Ma "One fast move or I'm gone", a parte questi limiti è un progetto veramente bello e interessante, sia che vi interessi la Beat Generation, sia che vogliate scoprire/ascoltare una nuova storia e della nuova musica.

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