«THE LIVE ANTHOLOGY - Tom Petty» la recensione di Rockol

Tom Petty - THE LIVE ANTHOLOGY - la recensione

Recensione del 03 dic 2009

La recensione

Noi italiani facciamo presto a dire che la migliore rock band su un palco è la E Street Band. Facciamo presto perché, di fatto, non abbiamo mai visto gli Heartbeakers di Tom Petty. A memoria (potrei sbagliarmi) sono passati una sola volta dalle nostre parti, nel "True confessions tour" del 1987 assieme a Bob Dylan e Roger McGuinn.
Beh, ascoltate qua, e 1)Vi mangerete le mani per non averli visti 2)magari non cambierete idea sul primato del rock dal vivo, ma almeno metterete in dubbio le vostre convinzioni.
"The Live Anthology" è quella che si definisce un'opera monumentale, che ricorda molto nella concezione il box "Live 1975-1985" che Springsteen pubblicò a termine di quella fase della carriera. Qua gli anni coperti sono molti di più: 48 canzoni su 4 cd - che diventano 62 su 5 CD nell'edizione Deluxe, che contiene anche due DVD è un vinile - scelte da una carriera trentennale. Si è partito da un repertorio di oltre 3500 performance di 400 singole canzoni scelte in oltre 170 concerti: un lavoro enorme, per un risultato d'eccellenza. Ma siamo sicuri che le altre 39 performance di "American girl" che non sono finite in questa raccolta sarebbero valse la pena e non avrebbero sfigurato...
E' difficile isolare qualcosa qua dentro, tanta e tale è la qualità di questa musica: vi conviene fare una playlist, mettere l'opzione shuffle e lasciarvi trasportare. Anche perché la messa in sequenza originale non è chiarissima ed è forse l'unico difetto del disco: salta da un decennio all'altro senza una logica apparente.
Comunque sono rappresentate tutte le facce di questo grande rocker: il suono chitarristico, derivato dal folk-rock di byrdsiana memoria (Tom Petty, come il suo maestro Roger McGuinn, è dalla fine degli anni '70 uno dei maggior testimonial viventi delle Rickenbacker, che qualche anno dopo avrebbero fatto anche la fortuna del suono dei R.E.M.), la torrenzialità (l'epica versione do 12 minuti di "It's good to be king" o la cover di "Mystic eyes" di Van Morrison), il divertimento nel fare cover (anche sconfinando spesso nel blues), il suo "Southern accent" musicale e non. E poi c'è quel diavolo di Mike Campbell, l'uomo in più degli Heartbreakers, il chitarrista che la E Street Band non ha mai avuto. E la voce nasale di Petty, le melodie che riesce a costruire...
Insomma, davvero un monumento al rock a stelle e strisce, un disco imperdibile da godersi assieme al bel documentario di Peter Bogdanovich, "Running down a dream", uscito un paio di anni fa.

(Gianni Sibilla)

La Tracklist è disponibile a questo indirizzo
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