«THE CIRCLE - Bon Jovi» la recensione di Rockol

Bon Jovi - THE CIRCLE - la recensione

Recensione del 09 nov 2009 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Il "problema" accomuna tutti i cosiddetti grandi del rock, dagli U2 ai Rolling Stones passando -appunto- per i Bon Jovi. Si ha dinnanzi un monumento, un megalito, una istituzione che, potendo contare su una formula molto ben rodata, difficilmente sbaglierà un colpo. Bono e soci, Mick Jagger e compagni, Jon ed amici possono forse cucinare un polpettone indigesto? Possono forse pubblicare un disco veramente brutto? Impossibile. Potranno forse proporre, di tanto in tanto, delle prove in tono minore. Ma fare un disco intero scarso no, è impossibile. I Bon Jovi hanno venduto, dal 1984 ad oggi, circa 120 milioni di copie di loro album. Chi viene chiamato ad esprimere un parere su "The circle", nuovo parto di studio dei rocker del New Jersey, davanti ad un dato di questo genere non può che avanzare con cautela perché ha l'impressione d'avere addosso gli occhi non dei soliti quattro gatti bensì di milioni di persone. E qui le alternative sono due. O si confeziona una recensione che vada bene un po' a tutti, dicendo più o meno le solite cose per non scontentare nessuno, oppure uno se ne frega e dice quello che veramente pensa di tutte le canzoni. Abbiamo scelto la seconda opzione. "The circle" si apre con "We weren't born to follow", canzone in radio da metà dello scorso agosto ma pubblicata tre settimane fa. E' un pezzo che sa di innocenza, di speranza ("Occorre credere che domani il Sole splenderà", canta Jon) e di cambiamento. Bella carica ed accattivante, la senti e già ti vedi in una arena che salta sul ritornello. Ok, non è "Livin' on a prayer", non è "You give love a bad name" o "It's my life", ma funziona maledettamente bene. Il video alterna la band in azione in cima ad un edificio di New York con scene d'archivio; si vede la caduta del Muro di Berlino, la principessa Diana, Richard Branson della Virgin, Barack Obama, la protesta di piazza Tienanmen, Martin Luther King ed altro ancora in un insieme piuttosto suggestivo. E' il brano di punta, deve andare bene e, niente da dire, nel suo genere va bene. Si passa quindi a "When we were beautiful", un lento trattenuto, pezzo più meditativo anche se farcito con belle schitarrate. E' il nuovo singolo. C'è da chiedersi perché la scelta sia ricaduta proprio su questa canzone, non tra le più titolate -"We weren't born to follow" a parte- dell'album. Hanno i loro esperti di marketing e avranno fatto le loro considerazioni, ma si poteva puntare su proposte decisamente migliori. Come ad esempio la successiva "Work for the working man", un R&R perfettamente alla Bon Jovi. Muove, smuove, e come si fa a stare fermi? Occorre essere morti, oppure il rock proprio non deve piacerti; una delle due. Jon, quando fa vero rock, sa toccare le corde giuste, diventa una buona alternativa alla gloriosa macchina da guerra della E Street Band; quando accantona visioni patriottarde, e invece sputa e suda come un operaio in fonderia, fa scintille. Ma, fatto un passo avanti, eccone uno indietro. Che è "Superman tonight", col suo refrain di note che sanno di stelle e strisce, sanno di aquile, di colline di Hollywood, americano fino al midollo; alla grande per chi vive col mito degli USA, per tutti gli altri, probabilmente, una canzone piuttosto pacchiana. Qui si inizia a scoprire che "The circle" sarà così: la Ferrari dei BJ ingrana la prima, schiaccia, vola via che è una meraviglia. Per un pezzo. Per quello successivo innesta la retromarcia, oppure lascia vistosamente calare i giri. "Bullet": sebbene smaccatamente bonjoviano, e quindi non aggressivo per questioni genetiche, è un rock più urgente, più immediato e ha pure il bonus di ritrovarsi dentro un riffaccio che sembra uscito dalla chitarra di Slash. Con "Thorn in my side" torniamo direttamente nel territorio del rock da arena, e c'è anche un finalone tambureggiante. In "Live before you die" il cantante ricorda il padre quando aveva nove anni, poi passa ai diciassette, insomma gli insegnamenti della vita. Un grazioso riempitivo. Su "Brokenpromiseland" il Bongiovanni plana su atmosfere meno consuete. Dire "sperimentali" sarebbe eccessivo, ma nondimeno si apprezza la buona volontà di uscire dal cliché. C'è più convinzione, così almeno pare dopo due ascolti, e meno agitare il sacro vessillo del rock. "Love's the only rule", che sicuramente troverà degli estimatori, sono 4 minuti abbondanti di pezzo interlocutorio e purtroppo declamatorio. Dribblata la poco convincente "Fast cars", con i suoi sha-la sha-la, viene scodellata la ben più pulsante "Happy now" con i BJ a tutto tondo. Chiude "Learn to love", ballad che nelle intenzioni dovrebbe risultare altamente evocativa ma che, spalmata su 4 minuti e mezzo, fa affiorare un po' di noia.
Certamente alcuni recensori -per non parlare dei fans' club- saluteranno "The circle" come un "return to form" per il gruppo. E naturalmente ci saranno panegirici, lodi sperticate, e ovviamente il disco finirà nella Top 5 statunitense così molti diranno "hai visto? In America vende alla grande!". Nessuno si aspettava rivoluzioni copernicane dai Bon Jovi, certo che -magari prendendo spunto dal nuovo assetto alla Casa Bianca- qualche guizzo d'audacia in più sarebbe stato il benvenuto. Così è solo un altro disco dei Bon Jovi. Niente di meno, ma niente di più.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.