Nella primavera del 2009 Bloody Beetroots viene chiamato a suonare (dal vivo Bob è coadiuvato da Tommy Tea ed entrambi durante il set indossano maschere e si scatenano come pazzi) ad uno dei festival rock più prestigiosi di tutto il mondo, il Coachella, in California, accompagnati da Steve Aoki, DJ semi-sconosciuto qui da noi, ma molto popolare negli Usa, nonché proprietario della label Dim Mak, ospite del primo disco dei Bloody e con il quale nel gennaio 2010 darà alle stampe un disco congiunto a nome Rifoki (prodotto da Giulio Favero de Il Teatro degli Orrori e ex One Dimensional Man).
Da allora BB ha suonato (o suonerà a breve) in tutto il mondo: da Parigi al Giappone, passando per l'Australia, Bangkok e anche qualche data in Italia.
Dopo tutto questo clamore, il mese scorso è stato finalmente pubblicato il primo album ufficiale di Bloody Beetroots intitolato “Romborama” ed edito in Italia dalla major Universal.
La prima cosa che si nota è sicuramente la “violenta” grafica del CD, realizzata appositamente per l'occasione da Tanino Liberatore, storico fumettista italiano (Frigidaire, Rank Xerox), noto per i suoi disegni anticonvenzionali e scandalosi. E' difficile dare un giudizio complessivo a “Romborama”, forse perchè è difficile considerarlo un vero e proprio album: il disco sembra più che altro una raccolta di quanto realizzato fino ad oggi da Bloody Beetroots (esperimenti compresi) ed anche il numero di tracce (venti) risulta francamente eccessivo.
Questo non significa che qui dentro non ci sia roba buona, anzi. Personalmente ritengo che da un DJ riempipista ci si debba aspettare soprattutto brani che facciano tremare le mura di casa. E qui ci sono eccome. Pezzi dalla cassa dritta assassina, come dei
Mi rendo conto che forse sarebbe stato troppo audace realizzare un esordio tutto su questi ritmi, soprattutto per chi non viene comunque dal mondo della techno. Allora se forse possono starci bene alcuni riempitivi come la chill-out malinconica di “Mother” ed esperimenti riusciti come la collaborazione con il rapper Marracash in “Come la”, più difficili da digerire risultano altri episodi come il “plagio” dei Daft Punk in “Second streets have no name” e “Fucked from above 1985” o gli echi di italo-disco di “House n.84”.