«ANJULIE - Anjulie» la recensione di Rockol

Anjulie - ANJULIE - la recensione

Recensione del 22 ott 2009 a cura di Luca Bernini

La recensione

L’album di debutto di Anjulie, giovane artista canadese le cui origini si perdono tra India e Guyana (Caraibi) e che da qualche anno risiede stabilmente a Los Angeles, ha uno spettro ampio quasi quanto le sue origini. E’ raro trovare in un album d’esordio una mescola vincente come ha fatto lei, in grado di coniugare splendori pop, influenze caraibiche, hip hop confessionale alla Lauryn Hill , acid jazz mescolato al vibe delle vecchie incisioni di Nancy Sinatra , e ancora quel gusto “spy-noir” che ha reso celeberrime alcune incisioni dei Propellerheads accanto a gioiellini acustici in pieno filone Edie Brickell o Tori Amos . Tutti nomi che affiorano qua e là nel disco di Anjulie, che dal canto suo ha una voce decisamente riconoscibile e affabile, in grado di legare tutto in un flusso di canzoni che porta il suo nome. Del resto, a scrivere Anjulie ha iniziato giovanissima, e ha proseguito con lena ancora maggiore dopo l’incontro con il suo partner musicale Jon Levine, affermato musicista canadese. Insieme, dopo aver scritto brani di successo per altri artisti – come nel caso di Don’t call me baby”, portato nella top ten canadese dalla cantante Kreesha Turner – hanno affilato le armi per questo album d’esordio che, con il primo singolo “Boom”, ha già aperto alla giovane artista le vie della celebrità (grazie a “Boom” Anjulie ha ricevuto una nomination agli MTV Awards in qualità di “best breakthrough artist”, ossia miglior artista emergente).
Ma “Boom” non esaurisce di certo il potenziale di questo lavoro che trova sostanza in buona parte dei brani che lo compongono e che, come già detto, esplorano il lato più pigramente brioso di Anjulie, in perenne bilico tra atmosfere retro in stile Burt Bacharach , un pizzico di Sade e brani più coloriti e solari come “Addicted2me”, “Colombia” e “Day will soon come”, per non parlare di classici in perfetto stile “UK soul-pop” alla Des’ree come “Rain”. Un paio di ballad come “Crazy that way” e “Same damn thing”, poi, basterebbero a fare la differenza, dimostrando la portata melodica di un album ricco di canzoni belle e ispirate.
Probabilmente “Anjulie” non è ancora arrivato agli orecchi scaltri dei pubblicitari perché questo disco è pieno di potenziali canzoni da spot, e in questo caso sia detto nel senso migliore del termine. Canzoni ispirate, leggere, con testi che riescono a mettere a nudo la personalità di chi le canta. Da ascoltare.

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