«DONNA GINEVRA - Ginevra Di Marco» la recensione di Rockol

Ginevra Di Marco - DONNA GINEVRA - la recensione

Recensione del 04 ott 2009 a cura di Luca Bernini

La recensione

Se il suo precedente album, il live del 2006 “Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre” aveva coinciso con l’essere un esperimento e al tempo stesso un punto di svolta, lasciando misurare per la prima volta Ginevra Di Marco con un repertorio popolare internazionale dopo due album solisti di materiale prevalentemente originale, “Donna Ginevra” è il figlio naturale di quella svolta, e vede l’ex-vocalist dei CSI/PGR avventurarsi in un nuovo album da interprete, accompagnata come di consueto dal partner Francesco Magnelli (anche lui in forza ai CSI/PGR, prima della dipartita di coppia).
Il materiale che compone questo lavoro è stato scelto con cura, e guarda alla tradizione nel senso più lato del termine: confluiscono in “Donna Ginevra” canzoni antiche e meno antiche, toscane, campane, napoletane, come albanesi, cubane, bretoni, villanelle ed episodi di cantautorato più tradizionali. Il tutto è riletto alla luce della sensibilità e dell’espressività vocale di Ginevra, badando bene di legare i vari episodi che compongono l’album lungo un filo rosso comune, che in questo disco è rappresentato dall’unione di libertà artistica, capacità di raccontare il presente grazie al passato e di ridare vita a canzoni in gran parte misconosciute ma in grado di colpire al cuore. Il tutto, per dirla con le brevi note scritte da Ginevra per il disco, in “una serena obiezione all’esistente”. In “Donna Ginevra” trovano così spazio classici come “Terra mia” di Pino Daniele e “Io sì” di Luigi Tenco, quest’ultima riletta a mo’ di sirtaki, affiancati a straordinari episodi come “In maremma” – toccante composizione di una grande voce del folk toscano, la compianta Dodi Moscati – oppure “La Malcontenta”, sempre per rimanere in Toscana, una ninnananna raccolta da Caterina Bueno (altra figura di spicco della tradizione folk italiana, a lei Francesco De Gregori dedicò “Caterina”, una delle sue canzoni più belle, sull’album “Titanic”).
L’incontro con la musica balcanica celebrato ancora ai tempi del concerto dei CSI con Goran Bregovic e proseguito poi con la reinterpretazione di “Khorakhané” di Fabrizio De André, trova un suo ulteriore sviluppo con la rilettura di “Usti usti baba”, canto rom macedone che gronda ritmo e passione e con “Ali pasha”, un tradizionale albanese dedicato a un condottiero indipendentista di quel paese. Dalla Bretagna arriva invece “Au bord de la fontaine”, brano raccolto nel 1842 a Lorient (sede oggi di uno dei più importanti Festival di Musica Celtica) ed eseguita in modo filologico, così come “La maza”, una ballad del grande autore cubano Silvio Rodriguez, viene riletta rispettando l’intensità poetica del suo splendido testo. Da sottolineare anche la riscrittura e rilettura di una bellissima villanella del 1600, cilentana d’origine e intitolata “Li’ figliole”, uno dei picchi assoluti dell’album. Al quale non mancano momenti di ironia come “Il crack delle banche” – brano del 1893 che potrebbe essere stato scritto oggi, tanto è di attualità – e la macchietta “M’aggia cura’”, resa celebre da Nino Taranto.
“Donna Ginevra” è un bel disco anzitutto perché è una dichiarazione di libertà, da parte di chi ha deciso di seguire - nella musica, nella vita, nei tempi, nei modi – la sua strada, ossia ciò che ha dentro, e di dare poca importanza al resto. E’ un disco prezioso perché offre, guardando a ieri, uno spaccato di oggi, accendendo luci e pensieri su ciò che non va, e al tempo stesso regalando gioia e cielo aperto nel voler guardare ciò che va. E’ un album che chiede un piccolo spazio, e la voglia di essere ascoltato staccandosi per un po’ “dal ronzio che ci circonda”. Chi lo fa, ne tornerà arricchito. E aiuterà queste canzoni a viaggiare e ad essere di tutti. E’ ciò di cui c’è bisogno oggi, e non stupisce quindi che il Premio Tenco abbia deciso di premiare donna Ginevra Di Marco come migliore interprete del 2009. Complimenti.

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