«SENZA TEMPO - 10 ANNI - Timoria» la recensione di Rockol

Timoria - SENZA TEMPO - 10 ANNI - la recensione

Recensione del 19 feb 1998

La recensione

Dieci anni di Timoria. Dieci anni trascorsi facendo dischi e concerti, come testimonia la splendida foto di copertina che riprende il gruppo all’arrivo nell’ennesima piazza d’Italia. Di questi dieci anni "Senza tempo" è il booklet sonoro, una collezione di fotografie, alcune delle quali scattate persino all'insaputa del gruppo e quindi, per questo, più attendibili. C’è tutto, qui, inediti, rarità, alternate takes, remix, brani live e anche qualche ‘ordinario’ pezzo in versione originale. Ciò che conta è che in 19 brani sia possibile viaggiare dietro le quinte, ma a volta anche davanti, della nave Timoria, vivendo inprima persona cambiamenti di rotta, applausi e inevitabili fischi. Una traiettoria strana, quella tracciata dal gruppo bresciano, che di sicuro vanta ancora un grosso credito di popolarità e successo rispetto a quanto ha seminato: i primi a fare rock in italiano quando questo genere riservava poche sodisfazioni persino a gente tipo Litfiba, i Timoria rischiano adesso di vedersi sopravanzati dall’esplosione delle nuove tendenze nostrane fortemente influenzate tanto dalle istanze rock più tradizionali, quanto dall’inevitabile ricorso all’elettronica. Nonostante ciò Omar e compagni rimangono inarrivati in quanto a dignità e onestà musicale, e la loro stessa coerenza ha avuto il potere di cementare un seguito di pubblico sempre crescente. Ciò detto passiamo ad esaminare la scaletta relativa all’album, che vede due ottimi inediti, "Cuore mio" e "Terra senza eroi", risalenti alle sessions di "2020". "Senza vento", "Europa 3" "Via padana superiore", "Mi manca l’aria" e "2020" mettono invece in mostra la potenza e la determinazione live della band, conivolta tanto in repertorio acustico che elettrico. "Sud europa", "Verso oriente", "Walking my way" e "Pugni chiusi" fanno parte di quel materiale ‘raro’ di cui a volte sono gli stessi Timoria a non ricordarsi più, visto che si tratta di alternate takes registrate durante le session di studio ufficiali. Su questo disco c’è poi molto altro, come ad esempio una manciata di pezzi storici ("L’uomo che ride", "La nave", "Lasciami in down", "Sacrificio", "Ritmo e dolore" e altri ancora) che integrano le parti meno ufficiali con un’intenzione invece più ‘istituzionale’. Il ritratto dei Timoria che emerge da "Senza tempo" è fedele, nelle sue ombre e nelle sue luci, a quello tracciato dalla storia del gruppo. Forse mancano un po’ di belle canzoni che il gruppo ha disseminato sui propri album e che alla fine fanno sentire la propria mancanza (ne citiamo una per tutte, "Senza far rumore"). Ma del resto, l’abbiamo già detto, non si tratta di un greatest hits. Per quello c’è sempre tempo...

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