«WHAT ABOUT ME? - 1 Giant Leap» la recensione di Rockol

1 Giant Leap - WHAT ABOUT ME? - la recensione

Recensione del 04 set 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

8 anni fa due persone, un musicista e un regista, si misero a girare il mondo con un computer e una telecamera, registrando suoni, immagini e voci. Ne venne fuori 1 Giant Leap, un film e un disco in cui Jamie Catto (membro fondatore dei Faithless) e Duncan Bridge univano pop star come Robbie Williams a musicisti di ogni parte del mondo. Il progetto ebbe una notevole visibilità e vinse anche un Grammy.
L'anno scorso quel progetto ha visto una seconda puntata, dal titolo “What about me?”, un documentario trasmesso dalla BBC, poi pubblicato in DVD. E' uscito anche un album doppio con le nuove canzoni del progetto. Le informazioni sul progetto, questa volta, sono scarse. I due siti ufficiali, 1GiantLeap.tv e WhatAboutMe.tv danno qualche informazione e permettono di vedere qualche estratto. Ma recuperare i supporti è un'altra storia: sono stati pubblicati solo in UK e Australia e sono entrambi parecchio difficili da trovare, ma il modo migliore è andare su questo sito, che vi permette di ascoltare le tracce, e di comprarle in formato digitale.
Lo schema del progetto è identico al disco precedente: i due hanno composto le basi, e hanno coinvolto artisti di vario genere per completare le canzoni, stimolandoli su temi universali per l'umanità tutta. La musica è un mix di elettronica e world – che, ad essere sinceri, non era già particolarmente innovativa nel 2002; gli ospiti, almeno quelli “occidentali”, sono in buona parte gli stessi.
Però molte delle 20 canzoni, pur non essendo particolarmente innovative, sono molto belle e molto piacevoli. Il processo “nomade” di scrittura ha funzionato bene anche questa volta, con dei brani che spesso sono delle suite con voci e suoni che si fondono senza lasciar pensare ad una lavorazione così particolare. Ci sono delle punte davvero notevoli, come l'intervento di Maxi Jazz dei Faithless su “How can I be a better friend to you?”, o Michael Stipe su “I have seen trouble”. Se proprio vogliamo, il tutto è un po' lungo, e un po' di sintesi non avrebbe fatto male: nella seconda parte ci sono diversi momenti di stanca; e anche la forma "suite", con brani che spesso e volentieri sforano gli 8/9 minuti, di certo non aiuta... Ma il dono della sintesi non sembra parte del repertorio di Catto e Bridge, che devono avere raccolto così tanto materiale da non sapere dove metterlo.
Ma tutto sommato è un peccato che si sia parlato poco di “What about me”. C'è sempre tempo per recuperare.

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