«COME ON DIE YOUNG - Mogwai» la recensione di Rockol

Mogwai - COME ON DIE YOUNG - la recensione

Recensione del 08 giu 1999

La recensione

A loro non piace scrivere pop song. Lo si era già capito lo scorso anno, quando esordirono con “Young team”. Era un concetto che misero ancora più a fuoco qualche mese dopo con “Kicking a dead pig”, un progetto in cui consegnarono nelle mani di alcuni artisti di musica elettronica (Alec Empire, DJ Q, Third Eye Foundation e altri) i brani di “Young team”, confermando la loro propensione all’astrazione della forma canzone e il desiderio naturale di confezionare suites strumentali di musica espansa. E ‘ un desiderio che riconfermano quest’anno con ancor più vigore. E per vigore non si intende né il rumorismo (che comunque è una delle componenti maggiori del gruppo), né la violenza sonora a ci hanno abituati nel primo album (gli squarci sonori, le improvvise impennate che fanno venire in mente i “muri di suono” di My Bloody Valentine), quanto uno sforzo nella fase produttiva (a cui ha dato il suo apporto Dave Fridmann, qualche mese fa responsabile della produzione di “Deserter songs” di Mercury Rev) che ha magicamente garantito piccoli ma significativi dettagli a un flusso sonoro innegabilmente minimalista. Già perché Mogwai, con il loro uso poco ortodosso della chitarra, usata per tessere trame sonore, non per imbastire riff accattivanti, fa pensare a uno dei cento dischi scarni di Steve Albini in cui la parola d’ordine sembra essere sempre, in ogni caso, “less is more”, meno e meglio”. Perché nonostante le rumorose e improvvise deflagrazioni sonore (alla My Bloody Valentine) Mogwai colpiscono dritti al cuore con le minimali e semplici tastiere vellutate di “Waltz for Aidan”, con la chitarra vibrante (che sembra un violino) di “Punk rock/Puff Daddy”, con lo xilofono sognante di “May nothing but happiness….”, tutti dettagli, piccole schegge di suoni impazziti che danno profondità emozionale a un disco già di per sé trasposizione sincera di anime inquiete, di narcolettici stati d’animo che, proprio per la loro natura imprevedibile, ci sorprendono ogni volta, regalandoci un disco di grande spessore sentimentale e di indubbio valore musicale.
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