Molti si ricorderanno di loro per il successo planetario del singolo “We don’t play guitar” del 2003, al quale collaborò la stessa Peaches, inserito nel secondo lavoro “99 cents”. Dopo quel disco ecco un album congiunto con la band spagnola dei No Heads nel 2004 ed una pausa per dedicarsi alla creazione di una linea di moda, girare video, realizzare installazioni artistiche, organizzare i famosi party “Girl monster” ed esibirsi in tutto il mondo (tra cui il MOMA di New York ed il Centre Pompidou di Parigi), cercando di intrecciare il più possibile le loro passioni per musica, fashion e arte.
“Cutting the edge” segna il loro ritorno con un vero e proprio disco a ben cinque anni di distanza dall’ultima produzione. E forse proprio per colmare questo buco le COS hanno deciso di presentarsi con un doppio CD per quasi 80 minuti di musica: una scelta discutibile per un genere abbastanza immediato come l’electroclash, soprattutto nell’era del download digitale. L’album è stato registrato in diverse location tra cui stanze d’albergo, treni e toilette di gallerie d’arte, utilizzando anche Skype, registrazioni live tratte dalle loro performance e soprattutto gli Oggetti-Strumenti, ovvero gonne-amplificatori, chitarre a stiletto, forbici elettroniche, realizzate fondendo la moda con gli sviluppi tecnologici della musica digitale.
Musicalmente il quarto lavoro ufficiale delle Chicks On Speed divide l’electroclash in due tronconi: quello più synth-pop e leggero e quello più ricercato e vicino alla new-wave.
Il primo CD è forse quello più pop, con brani come “Art rules” e “Extended paintbrush” in discutibile stile euro-dance, le divertenti “Vibrator” e “Buzz” (quest’ultima sulle compagnie aeree low-cost) in stile B-52, la veloce “Sex in der stadt”, ma anche l’interessantissima “Globocop”, cavalcata electro-pop di cinque minuti dal grande impatto.
Sul secondo supporto aumenta l’eterogeneità della proposta, con diversi episodi degni di nota come la surfeggiante “Super surfer girl”, il kraut-rock di “Sewing machine”, reminescenze di Nico e Velvet Underground in “Black and white diva” (forse l’episodio migliore del disco, cantato dall’ex COS Kiki Moorse) e l’indie-pop psichedelico di “Sarah Baker makes party into art”. Insomma, “Cutting the edge” è comunque un gradito ritorno per gli amanti del genere e delle Chicks. Un lavoro discreto, a tratti divertente, a tratti emozionante, a tratti, ahimè, fastidioso con i troppi inserti vocali e rumorosi che lo pervadono. E poi, insomma, vista la dimestichezza con le forbici, un taglietto al numero dei brani, no?