«DARK NIGHT OF THE SOUL - Danger Mouse» la recensione di Rockol

Danger Mouse - DARK NIGHT OF THE SOUL - la recensione

Recensione del 02 giu 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Qualche anno fa, nel 2004, un disco un disco affiorò in rete. Si intitolava “Grey album”, ed era un mash-up tra il “White album” dei Beatles e il “Black album” di Jay-Z. Era firmato da un tale Danger Mouse. Si trattava di un bootleg, fatto senza autorizzazioni, e infatti la EMI fece causa. Il disco è diventato uno dei simboli di quel genere, e DangerMouse si è fatto un nome, capitalizzando la fama con i Gnarls-Barkley, e diventando produttore di fama.
Oggi la storia sembra ripertersi, almeno in parte con questo “Dark night of the soul”, progetto messo assieme agli Sparklehorse, a David Lynch, e ad una pletora di ospiti. Il disco doveva essere venduto assieme ad un libro di foto scattate dal regista, ma la EMI ha minacciato causa, anche se non è chiaro per quale motivo. Risultato: il disco è stato ritirato, il libro viene venduto comunque, ma assieme ad un cd vuoto, da riempire con i file che si trovano in rete. Lo si può ascoltare comunque con uno streaming “legale” sul sito della National Public Radio americana.
Anche questo diventerà uno dei sacri graal della musica digitale, come il “Grey album”? Può darsi: sta di fatto che “Dark night of the soul” è un signor lavoro: è esattamente come uno se lo immagina. Il folk-rock postmoderno degli Sparklehorse viene scomposto e ricomposto dalle trovate elettroniche di DangerMouse. Le canzoni sono ottime ed hanno ottimi suoni, anche se il loro risultato spesso dipende dall’ospite che presta la voce. Uno dei momenti migliori è quello con Julian Casablancas degliStrokes, mentre convincono meno le canzoni più rock, come i brani con Iggy-Pop e Frank-Black. Più “normali” le due canzoni con Nina Persson, già partner degli Sparklehorse negli A-Camp.
Insomma, al di là della storia, che sembra fatta apposta per creare un alone di mistero attorno all’album, “Dark night of the soul” è un bell’album, meno cupo di quello che il titolo lascia presagire. Sarà interessante capire quali sono i reali motivi della diatriba con la EMI, a questo punto.

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