«NOSTRA SIGNORA DELLA DINAMITE - Giorgio Canali» la recensione di Rockol

Giorgio Canali - NOSTRA SIGNORA DELLA DINAMITE - la recensione

Recensione del 27 apr 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Lui stesso ha detto che “il caso non è mai fortuito come sembra”. Quindi, anche questa volta, un motivo c’è se l’ultimo lavoro di Giorgio Canali & Rossofuoco esce praticamente in contemporanea con l’ultimo (questa volta in senso letterale) album della sua ormai “ex” band PGR (con Giovanni Lindo Ferretti e Gianni Maroccolo). Forse per ricordare che nella vita la chiusura di una storia spesso porta all’inizio (o alla continuazione, in questo caso) di un’altra: la fine di un’avventura lunga vent’anni (tra CCCP, CSI e, appunto PGR) ed il proseguimento di un’altra semi-solista cominciata nel 1998 con l’album “Che fine ha fatto Lazlotòz”.
Nell’ultimo anno Canali è stato spesso impegnato al seguito del “figlioccio” Vasco Brondi (Le Luci Della Centrale Elettrica), ma non ha dimenticato se stesso ed ecco quindi il quinto capitolo della sua discografia “Nostra Signora della dinamite”.
Tagliente, diretto, sporco, ma anche dolce e con un retrogusto d’amore. Ecco il rock del nuovo Canali, un personaggio che non le manda di certo a dire, ma che in questo caso lascia qualche spazio in più anche alle ballate: esempi del genere possono essere la chitarra/voce di “Lezioni di poesia”, addolorata (“E se riesco a tenere i pensieri lontano da tutte le altre cose che mi fanno male, non riesco a tenerli lontano da te”), ma anche incazzata (“vaffanculo io canto di te[…] vaffanculo anche alle maree”), oppure “Tutti gli uomini”, soffice canzone dedicata dal musicista a tutte le donne passate nella sua vita.
Arrivano poi le tipiche canzoni alla Canali: chitarre rock e testi che colpiscono come un pugno nello stomaco. Ecco così “MP nella BG”, attacco frontale alla nazione Italia in cui si risolve tutto con il calcio, “due vetture rosse in testa” ed un “canta che ti passa, paisà”, echi di Afterhours (o viceversa?) in “Nuvole senza Messico” (“Chissà quando guarirà questo cuore anoressico, costretto a girare in tondo per l’eternità”), “Quello della foto” (“Io non esisto, sono il vuoto, sono quello tagliato via nella foto”), “Rifugi di emergenza” (“Cantano e che ci sarà da cantare, sarà che le canzoni di merda sono facili da ricordare”), “Schegge vaganti” (l’episodio, anche vocalmente, più simile allo stile PGR) ed il rock granitico e veloce di “Respira ancora”.
Capitolo a parte per la title-track, una ballata profonda e cupa, in cui la voce dell’artista si fa roca e calda per una sorta di preghiera malata ad una divinità bombarola (“Mentre il mondo vive il suo miraggio di essere reale, tra un treno in ritardo ed una morte puntuale”).
Infine la chiusura affidata a “Mme et Mr. Curie”, stupenda orazione per un ipotetico domani migliore (“E provo a immaginare che per noi ci sia un mondo nuovo, un mondo fatto per noi”) con sognante finale di chitarra, perfetto per accompagnare per mano alla fine del tutto o alla fine del niente. Questo è “Nostra Signora della dinamite”, questo è Giorgio Canali, signori. Prendere o lasciare. E se non lo prenderete con voi, lui sicuramente respira ancora…

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