«WHITE LIES FOR DARK TIMES - Ben Harper» la recensione di Rockol

Ben Harper - WHITE LIES FOR DARK TIMES - la recensione

Recensione del 28 apr 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ difficile parlare di Ben Harper senza rischiare di essere melensi. Perché questo – l’abbiamo già detto tante volte – è uno che fa dischi a raffica e non ne sbaglia uno. L’ultimo, “Lifeline” era un mezzo capolavoro. Ma anche questo non scherza. E’ stato inciso con una nuova band, i Relentless 7, di cui vi abbiamo raccontato la storia nelle news: una band nata quasi per caso, senza intenzioni, e diventata un progetto a tempo pieno. Harper ne è il “primus inter pares”, il primo tra i pari come dicevano i latini, e infatti il disco doveva uscire solo a nome della band, ma la casa discografica ha comprensibilmente spinto per avere il suo nome in copertina.
Il risultato è un disco di mutamento nella continuità: in diverse canzoni si sentono ritmi e suoni sensibilmente diversi da quelli del passato: ne è un esempio “Up to you” con sonorità elettriche che ricordano vagamente gli U2, per esempio. Mentre brani come la ballata “Skin deep” o il blues “Why must you always wear black” potrebbero stare tranquillamente su album vecchi. Tanta e tale è la personalità di Harper che è inevitabile.
Messo in prospettiva, e dopo diversi ascolti, “White lies for dark times” è un bel disco, ma non è forse il migliore di Harper. Ma stiamo parlando di un artista che ha prodotto a livelli altissimi, lo ripetiamo. Questo album sembra assolvere soprattutto alla necessità di dare una scossa artistica ad una carriera che poteva anche andare avanti all’infinito in quel modo, lasciando un sacco di gente felice e soddisfatta. Un ottimo primo passo, diciamo, in una direzione che non allontanerà i vecchi fan ma che per il futuro potrebbe riservare qualche sorpresa.

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