«THE BRIGHT MISSISSIPPI - Allen Toussaint» la recensione di Rockol

Allen Toussaint - THE BRIGHT MISSISSIPPI - la recensione

Recensione del 27 mar 2009 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

E’ trascorso oltre un decennio da quando Allen Toussaint pubblicò il suo ultimo album solista. Ed ora l’artista che forse meglio di tutti rappresenta il suono blues / jazz di marca New Orleans rompe la tregua con una raccolta di grandi standard prodotta da Joe Henry, ormai suo alter ego in cabina di regia. “The bright Mississippi” include classici di Django Reinhardt, Jelly Roll Morton, Sidney Bechet, Thelonious Monk, Billy Strayhorn e Duke Ellington tra gli altri. Il Maestro, naturalmente, siede al piano e con lui suona una band che vede Marc Ribot alla chitarra, David Piltch al basso, Don Byron al clarinetto, Nicholas Payton alla tromba e Jay Bellerose alla batteria (special guests: Brad Mehldau e Joshua Redman in due brani).
Ma, per cominciare: dov’era finito il nostro? Dopo avere fatto la propria parte per il benefit “Our New Orleans” nel 2005, aveva dato un ottimo segnale di sé in “The river in reverse” (2006), album realizzato insieme a Elvis Costello (sempre con Henry alla produzione) in una delle sue frequenti e apprezzate sortite fuori dai suoi generi elettivi. Toussaint, infatti, è la tipica figura di culto tra i suoi pari che solo sporadicamente guadagna il proscenio ma che, costantemente, cresce nella qualità e nella diversità della propria opera contaminando con la sua musica generi diversi. E che, beninteso, vanta una serie lunghissima di successi come autore: dai primi anni Sessanta ha visto i suoi brani scalare le classifiche R’n’B e diventare oggetto di cover da parte di una pletora di artisti che vanno dai Rolling Stones (“Fortune teller”) a Herb Alpert (“Whipped cream”). Ispirato in tenera età da Professor Longhair, attento alle evoluzioni di Fats Domino, diventato autorevole soprattutto grazie a un periodo prolifico al servizio di Lee Dorsey e Irma Thomas, Toussaint è stato accolto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1998 (categoria: Non Performer Artists) e, solo poche settimane fa, ha fatto la sua parte ai Grammy Awards 2009, durante la cui cerimonia è stato premiato con il “Trustees Award”.
“The bright Mississippi” è un notevole ritorno, il cui titolo è sia ispirato dalla qui presente “Bright Mississippi” del grandissimo Thelonious Monk, sia un inequivocabile riferimento alla musica del Delta, sia un tributo di Toussaint alla sua New Orleans, quella Crescent City nella quale l’artista continua a vedere la culla della musica. Complici anche la patina del tempo e una produzione che privilegia il calore della registrazione dal vivo, la sua particolare selezione delle cover qui fa sì che le differenze tra jazz e blues perdano di significato e le vibrazioni assomiglino a quelle che solo la house band del proprio locale preferito riesce a trasmettere: in questo album ogni pezzo scorre fluido grazie a un’orchestra che possiede tali fondamentali da fondere alla perfezione il suono con il ‘mood’.
Se me la cavassi sostenendo che “The bright Mississippi” è un album di gran classe? Correrei solo il rischio di essere sbrigativo, ma non mentirei. Però avrei anche la tentazione di pensare a questo come a un disco di musica classica: è o non è, infatti, una meravigliosa suite strumentale di pezzi e compositori del secolo scorso…? Eppure, in fin dei conti, mi piace soprattutto una terza idea: ovvero, che oggi Toussant ci regali una delle migliori espressioni possibili della lounge music. Ovviamente, come sempre, dipende dal lounge e dai drink.

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