«OF ALL THE THINGS - Jazzanova» la recensione di Rockol

Jazzanova - OF ALL THE THINGS - la recensione

Recensione del 19 feb 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Chi conosce i Jazzanova alzi la mano. Non siete tanti, lo so. Allora illustriamoli brevemente. Il collettivo berlinese, composto da sei elementi (tra DJ, musicisti e produttori), si fece notare con una selezione di remix e con un ottimo album d’esordio nel 2002 (“In between”), uno dei dischi fondamentali della cosiddetta corrente nu-jazz (ovvero l’incontro tra i suoni classici del jazz e più moderne strumentazioni elettroniche). Poi una serie di compilation (alcune per la prestigiosa casa discografica Blue Note), remix per artisti di fama (tra cui Lenny Kravitz, Calexico e Incognito) e molta energia impiegata nel lanciare i progetti della loro etichetta Sonar Kollektiv.
Proprio sul finire del 2008, a sei anni di distanza dal debutto, ecco “Of all the things” per la leggendaria jazz-label Verve. Ed in effetti, come si evince dal titolo, di cose qui dentro ce ne sono davvero tante: il secondo capitolo della formazione tedesca cambia continuamente mood con una disinvoltura disarmante, grazie anche ai diversi vocalist e ospiti selezionati per le dodici canzoni qui presenti.
Si può tranquillamente affermare che i Jazzanova pescano senza vergogna nel soul degli anni Sessanta e Settanta e nelle sonorità tipiche del jazz, miscelando il tutto con una spruzzata di elettronica molto più leggera rispetto al precedente lavoro.
Ecco così brani tipicamente soul-funk come “Let me show ya” (con Paul Randolph alla voce) e “I can see” (con il DJ Ben Westbeech), il pop solare e la splendida voce di Thief in “Lie”, atmosfere R&B in “What do you want” (con Joe Duckie) “Lucky girl” e “Dial a clichè” (entrambe con Paul Randolph) e l’hip-hop di “So far from home” (con il rapper americano Phonte).
Su tutte si stagliano tre gemme: “Little bird” (con il giovane soul-man Josè James come vocalist) in stile nu-soul alla Zero 7, il nu-jazz sfumato di samba di “Gafiera” (con lo storico gruppo fusion brasiliano degli Azymuth) e la dolcezza di “Morning scapes”, suadente abbraccio tra jazz, soul e la voce della cantante anglo-brasiliana Bembe Segue.
Insomma “Of all the things” è un ottimo album. I Jazzanova non scoprono l’acqua calda è vero, ma amalgamano in maniera egregia le sonorità di cui sono amanti e devoti: forse questo è addirittura un lavoro troppo eterogeneo ma…suvvia non lamentiamoci sempre e godiamocelo.

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