Ariadineve - BUONE VACANZE - la recensione

Recensione del 11 feb 2008 a cura di Daniela Calvi

Chissà se si chiamano Ariadineve in omaggio alla bellissima canzone omonima di Sergio Endrigo, oppure semplicemente perché è un nome che suona bene, che da un senso di “freschezza”. Se fosse come in quest ultimo caso, bisogna ammetere che i cinque ragazzotti milanesi ci sono proprio riusciti: “Buone vacanze”, diciamolo subito, racchiude in sé dodici canzoni fresche e, quasi sempre, di buon umore e con un pizzico di malinconia qua e là.

Con la produzione artistica di Paolo Benvegnù e Lele Battista, la band ha registrato un disco vestito di un piacevole pop elettronico che si lascia ascoltare con curiosità, salvo forse le primissime volte quando a metà disco, l’idea di avere davanti ancora sei brani, fa sentire un po’ il fiato corto. Per fortuna che le apparenze ingannano, ed è così che dopo qualche altro passaggio, con un poco più attenzione, ci si può tranquillamente immergere nel mondo a tratti surreale e sospeso degli Ariadineve.
Tra cori e melodie anni Sessanta l’album si apre con “George”, l’immediata ed orecchiabile “Sempre al sole” e l’incalzante “D’estate”, primo singolo estratto e già sentito in radio durante il 2008. Le atmosfere anni Settanta di “E’ normale?” lasciano il posto ad una delle canzoni più significative del disco, la cinematografica (almeno, questa è una delle suggestioni che evoca) “Lo specchio” che ospita la voce di Mauro Ermanno Giovanardi: il brano dalle atmosfere romantiche risalta la bella voce della cantante Eleonora Tosca – che ricorda prima Raffaella DiStefano poi anche Maria Rei – che insegue e si intreccia splendidamente con quella dell’ex cantante dei La Crus.

“Buone vacanze” procede senza intoppi con un altro dei brani più riusciti, la quasi psichedelica e scanzonata “Nuvolare” che martella in testa con il suo ritornello tutto da ballare.
Da qui in poi si potrebbe avere la sensazione di ascoltare sempre lo stesso brano lungo però il tempo di sei: ad esclusione di “Aria”, melodico e con un finale alla Baustelle forse un po’ troppo trascinato, e l’intensa “Lui e Penelope”, le rimanenti canzoni ripetono un po’ sempre la stessa formula. Forse non sono del tutto simili tra loro, ma si rimandano un po’ tutti a vicenda. E questa, per fortuna degli Ariadineve, possiamo dire che è l’unica nota negativa significante che si può fare a questa bella prima prova decisamente superata.
(Che poi, loro non saranno d’accordo: mai dire ad un gruppo o ad un artista che alcune delle sue canzoni sembrano tutte uguali!)

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