«A HUNDRED THINGS KEEP ME UP AT NIGHT - Love is All» la recensione di Rockol

Love is All - A HUNDRED THINGS KEEP ME UP AT NIGHT - la recensione

Recensione del 23 dic 2008 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Love Is All sono una band nata nel 2004 in Svezia, terra assai prolifica che continua a sfornare talenti su talenti. Si fanno conoscere partecipando ad una compilation celebrativa dei 25 anni di Indie pop, trampolino di lancio per successive produzioni. Dopo circa quattro anni sbarcano dalle nostre parti con questo secondo album, “A hundred things keep me up at night” dopo una serie di assestamenti nella formazione ufficiale che oggi conta cinque elementi. L’esordio “Nine time that same song” del 2006 vanta un buonissimo passaparola nella comunità internet e attraverso blog vari il gruppo comincia a farsi conoscere, fino ad interessare NME che gli dedica il singolo della settimana (“Make out fall out make up”). Per quanto riguarda il nostro paese conviene dare delle coordinate più precise e dei punti di riferimento, almeno per consentire di farsi un’idea. E probabilmente il compito è più facile del previsto.
I Love Is All sono fratelli gemelli dei più noti Alphabeat (di origine danese), probabilmente separati alla nascita. Somiglianza incredibile che però non trae in inganno lo sguardo più attento: i nostri evidentemente ricoprono il ruolo del gemello cattivo, quello che dalla base indie ha deciso di emanciparsi (fino ad un certo punto) per andare ad esplorare i favolosi e vasti territori Punk e New Wave, mantenendo costante un occhio al Pop meno commerciale e alla melodia. Il risultato è un album molto interessante, travolgente e di grandissima qualità. Arrangiamenti furibondi, fiati e percussioni, si installano su linee melodiche mai banali creando una sorta di indie-punk-pop a cui non si può resistere facilmente.
Il disco si apre con “New beginning” e l’amore è immediato. Colpo di fulmine. Josephine Olausson sfodera una voce nervosa ed isterica, assolutamente travolgente. La pista è tracciata e con sempre diverse declinazioni il motivo si ripete per tutto l’album, da “Give it back” passando per “Movie romance” e la bella “Last choice”. “Whishing weel” si candida prepotentemente come uno dei singoli meglio riusciti di tutto il 2008: divertente, impetuoso, in una parola irresistibile. “When giant fall” permette di tirare il fiato, spezzando il ritmo e dotando il suono di una evidente eco retrò ed un pelino dark fine anni ’80. “Rumors” per quanto mi riguarda potrebbe comparire tranquillamente in uno dei primi album dei Cure senza che nessuno si accorga della differenza. “Big bangs, black holes, meteorites” è quella che contiene la frase presa come titolo dell’album e che possiamo quindi definire titletrack. In questo senso probabilmente è la più matura, complessa ed interessante di tutte. Un mondo e un manifesto programmatico sfoggiato in meno di due minuti. Una vera chicca dotata di una sezione ritmica impressionante. Conclusione con “A more uncertain future”, lenta e rilassata e forse un pelino più debole del resto dell’album, e “19 floors” in un delirio di fiati in pompa magna. Dopo una album di questo livello le aspettative per il futuro sono molte. Per ora va sicuramente annoverato tra le migliori prestazioni del 2008 e sicuramente entra a far parte di una delle centinaia di cose che tengono svegli la notte. Magari ballando.

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