«GLI ANNI DELLA POLYDOR 1963/1978 - Orietta Berti» la recensione di Rockol

Orietta Berti - GLI ANNI DELLA POLYDOR 1963/1978 - la recensione

Recensione del 22 dic 2008

La recensione

Il discorso ve l’ho già fatto tante volte: mi sono quasi stufato io di scriverlo, figuratevi voi di leggerlo. È il discorso sui cofanetti, sulle ripubblicazioni, sulle ristampe: su come le fanno all’estero - generalmente bene, a volte benissimo, a volte splendidamente - e su come si fanno in Italia: generalmente molto male, a volte decorosamente, quasi mai molto bene.
Ve lo risparmio, il discorso, ma capirete cosa intendo leggendo questa presentazione di un cofanetto di 5 CD di Orietta Berti che ha per sottotitolo “successi, inediti e rarità”. Beh, già è una rarità che si dedichi un cofanetto a una cantante “popolare”, “commerciale”, “all’italiana” come è sempre stata (a torto o a ragione) considerata Orietta Berti: e quindi, segno un primo punto a favore di chi l’ha voluto. A dire il vero, è anche - benché molto pesante - uno dei pochi punti a favore: perché poi, per il resto, il cofanetto è messo insieme con un po’ di approssimazione, con meno attenzione del dovuto, con scarsa considerazione delle esigenze dei collezionisti e degli studiosi della canzone italiana. Il libretto, per dire, è di sole 24 pagine, delle quali 11 contengono del testo: 5 sono dedicate alla biografia, 3 alle canzoni del disco, 1 ai crediti e 1 alla ristampa delle note di copertina di un album (“Zingari”, il quinto Cd del cofanetto - testi di Luciano Beretta, attenzione...). E 24 pagine per un cofanetto di cinque dischi che raccoglie la produzione musicale di 15 anni sono davvero poche. Eppure, sono certo che Piero Arcidiacono, consulente del progetto, avrebbe potuto scrivere cose ben più interessanti, e non limitarsi a stilare poco più che un elenco (poco) commentato delle canzoni incluse nel box. Perché Arcidiacono, curatore del molto completo e molto ben realizzato sito ufficiale di Orietta Berti, è sicuramente uno dei quei fan onniscienti che costituiscono un bene prezioso per gli storiografi della canzone leggera italiana (ha poco più di quarant’anni, badate bene) e che, giustamente - ecco un altro punto a favore della Universal - è stato coinvolto nella realizzazione del box. Facendolo felice, suppongo: già nel 2004 scriveva a “Sorrisi e Canzoni TV” lamentandosi a ragione della Polydor (“Orietta Berti... non ha mai avuto il privilegio di veder pubblicata una Sua raccolta di successi ed inediti in cd. Ciò è dovuto al fatto che la Polydor - casa discografica che l'ha tenuta sotto contratto dal 1963 al 1979 e distribuita oggi dalla ‘Universal music’ - la snobba in maniera spudorata”). E Arcidiacono sarà felice anche di aver potuto ottenere l’inserimento nel box di "Ancora un po' con sentimento", "Ritorna con il sole", "Se m'innamoro di un ragazzo come te", “Occhi rossi”, di cui nella stessa lettera lamentava l’irreperibilità in Cd.
Perché, dunque, un libretto di poche pagine? La risposta della casa discografica ve la anticipo io: perché da noi questi box hanno poco mercato, perché li compra solo il pubblico italiano, perché mica è come con gli inglesi e gli americani che hanno un mercato internazionale. Certo: però qui non ci sono spese di registrazione - al massimo una rimasterizzazione - e il discorso del tenere basso il prezzo non sta in piedi, perché gli appassionati spendono più volentieri parecchi soldi per qualcosa che vale molto che pochi soldi (una trentina di euro, in questo caso) per qualcosa che vale poco. E il valore aggiunto di operazioni sul catalogo come questa sta nel corredo di informazioni, di dati, di dettagli, di immagini (nessuna di quelle del libretto ha una didascalia che la contestualizzi; e su quella di “Zingari”, ad esempio, sarebbe stato divertente spiegare che gli “Zingari” sono ballerini in costume - c’è anche Gianni Brezza!).
Vabbé, non facciamola lunga. Non so quanto possa interessare Orietta Berti al lettore medio di Rockol: a me interessa, e molto, appunto in quanto storiografo della musica leggera, ma non per questo mi dilungherò in considerazioni sull’usignolo di Cavriago, sulle sue canzoni e sui suoi dischi. Se ne ho parlato qui è stato solo per salutare, con favore, un tentativo di miglioramento, di apertura, di professionalità da parte di un’etichetta discografica italiana. È uno dei primi, speriamo che non sia l’ultimo. E speriamo che i prossimi siano migliori.

(Franco Zanetti)

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