«WONDER NO. 8 - Honeyz» la recensione di Rockol

Honeyz - WONDER NO. 8 - la recensione

Recensione del 14 apr 1999

La recensione

Arrggghhh! Dopo essere stato rimandato tre volte nell’uscita definitiva, e avendo accumulato un ritardo che ormai sfiora i sei mesi, l’album di debutto delle Honeyz finalmente esce e cosa succede? Che neanche dopo qualche settimana Heavenli, una delle tre simpatiche guaglione in forza al gruppo, decide di averne abbastanza e accampa ‘motivi personali’ dietro alla sua decisione di abbandonare il gruppo. Il quale, peraltro, non si scompone, visto che la sostituta che pone fine a questa lunga e pilotata crisi è già stata trovata: si chiama Mariama Goodman, ha 21 anni ed è la cantante della girl band Solid Harmonie. Toccherà a lei affiancare Naima e Celena nella gestione di un successo che, a quanto pare, ha già fatto una prima vittima. Lanciate da un singolo di successo come “Finally found”, le Honeyz, indubbiamente - e questo lo diciamo con riguardo al disco - sanno il fatto loro, tanto vocalmente, quanto e soprattutto, dal punto di vista compositivo. Non è facile trovare gruppi, in questo diluvio di band adolescenziali di poster band dal repertorio post-Motown, che non ammorbino dopo qualche ascolto con una melassa di suoni da papponi e una pletora di “oyeah” e “baby, do it to me”. Qui invece il risultato è stranamente e fortunatamente più sobrio, forse anche grazie al contributo apportato dal produttore storico dei Culture Club Steve Levine. Non manca un altro nome storico della black music anni ’90, vale a dire Babyface, che firma “Somebody to love me”: ma il grande merito delle Honeyz rimane, visto che il terzetto ha firmato ben 6 brani contenuti sull’album. Un buon debutto, ma potrebbe non essere finita: resta da vedere se l’arrivo di Mariama porterà al ritiro del disco e alla sua (ri)pubblicazione definitiva con la foto della nuova line-up...stiamo scherzando...
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