«GIVE YOURSELF A HAND - Crash Test Dummies» la recensione di Rockol

Crash Test Dummies - GIVE YOURSELF A HAND - la recensione

Recensione del 13 apr 1999

La recensione

Per scrivere questo album Brad Roberts si è trasferito ad Harlem, New York. Sarebbe scontato dire che lo spostamento si sente, eppure è proprio così. "Give yourself a hand" ci regala il ritratto di un’altra band, forse meno impegnata qui a trovare la melodia e il testo giusto da sposare alla voce baritonale di Roberts, ma più attenta ad ampliare il proprio spettro compositivo con conseguente ricerca di appeal trasversale. Questo per dire che se li amavate ai tempi dei loro primi due album non è detto che succeda ancora: il bello, però, è che in questo arretramento e ampliamento dei propri confini i Crash Test Dummies finiscono per giocarsi la carta della ‘band qualunque’ con ottimi risultati: ‘weird’ quanto basta nei testi, ironici nella realizzazione di molti brani e pop al limite dello sdolcinato in altri, i canadesi tengono duro e impongono a chi li sceglie un ascolto ‘serio’, capace di mescolare al suo interno una marea di citazioni musicali. Ma cosa c’entra tutto questo con Harlem? Semplice, "Give yourself a hand" è il disco dei CTD maggiormente influenzato dall’utilizzo dei campionatori e dallo sviluppo, seppur minimale, di qualche groove di matrice black: è un disco il cui paesaggio regala colori brillanti e vitali, in cui Brad Roberts scopre il suo falsetto e lo presenta - orgoglioso - al mondo ed Ellis Reid canta per contrasto con voce di angelo assoluto. Non è poco a pensarci bene, e se dei dubbi si possono nutrire sulla riuscita commerciale di un gruppo che continua a caratterizzarsi per la bellezza dei propri testi - peraltro non riportati nel booklet e quindi rintracciabili o su internet o nella dimestichezza con l’inglese di chi ascolta - non si può non riconoscere a Roberts e compagni il merito di aver rischiato per dare ai CST un nuovo volto, gradevole almeno quanto il vecchio.
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