Boxmasters - BOXMASTERS - la recensione

Recensione del 23 set 2008

Attore da nomination al premio Oscar in quel di Hollywood, Billy Bob Thornton, come un aereo da caccia in tempo di guerra, non disdegna le incursioni nel mondo musicale, se consideriamo che, con questo, è ormai giunto al suo sesto disco. In realtà, se si avvolge il film della sua vita, si scopre che, l’allora ragazzo dell’Arkansas, sognava un giorno di diventare una rock star oppure una country star, non certo una movie star. Evidentemente congiunzioni astrali molto ma molto favorevoli hanno fatto sì che quel giorno (per i curiosi a oltranza, il 4 agosto 1955) a Hot Springs dovesse venire al mondo un fortunello baciato dal multi talento.

Per soddisfare la sua grande passione Billy Bob, accomodatosi dietro la batteria e alla bisogna dandosi da fare con l’armonica, si accompagna in questa impresa al bassista J.D.Andrew e al chitarrista Michael Wayne Butler, due ragazzi che ci sanno veramente fare con le corde e che gli permettono di dedicarsi senza timore e in tutta tranquillità al cantato.
The Boxmasters è un progetto diviso in due parti ben distinte. La prima ha come sottotitolo Ours (le nostre) e si compone di dodici brani originali quasi tutti a firma Thornton, mentre la seconda è specificata con Theirs (le loro) ed è formata da undici brani di altri artisti.
Fin dalle prime note di “The poor house” – sezione ours - si viene catapultati nell’America più rurale, quella, per intenderci, che viene attraversata dalle strade blu; quella America legata e fondata sugli imperituri valori della frontiera e del cambio delle stagioni che non conosce le metropolitane angosce della vita 2.0 impazzita a inseguire non precisate mete. In questo primo disco i punti di riferimento sono il nume Hank Williams, Johnny Cash e tutti quelli che hanno intinto le loro ballate nel country così come nel rockabilly, spruzzandole con un poco di boogie. Ballate che parlano delle gioie e, soprattutto, delle difficoltà della vita. Ballate che sorprendono per come sanno essere così crude e dirette nei testi eppure così apparentemente lievi e leggere nella parte musicale.

Ballate che cambiano raramente registro e che, ad ogni successivo ascolto, possono risultare noiosette se non si ha la giusta confidenza con questo tipo di ritmi.
Il disco numero due, quello dedicato alle cover, è meglio riuscito principalmente perchè le canzoni sono migliori. I Boxmasters hanno talento e precisione da potersi permettere di interpretare da par loro capolavori come “I wanna hold your hand” e “The kids are alright” senza uscirne con la possibile brutta figura. Il meglio, però, viene raggiunto con il gioiellino di Kenny Loggins “House at Pooh corner”.
In questo secondo round il suono delle radici a stelle e strisce stringe la mano all’impareggiabile pop britannico dando risultati lusinghieri.
Però, estratto dal lettore il secondo cd, inseritolo all’interno della confezione, guardando fronte e retro del dischetto viene da pensare che i tre yankees si siano divertiti molto nel farlo, si siano tanto divertiti che hanno inciso addirittura ventitre brani. Rimane il dubbio che troppa carne sia stata messa sulla griglia per non rischiare di bruciare qualcosa e il pensiero corre al vecchio adagio: un bel gioco dura poco.



(Paolo Panzeri)

Tracklist

CD 1
01. The poor house
02. Build your own prison
03. I’ll give you a ring
04. The last place they would look
05. Shit list
06. I’m watchin’ the game
07. 20 years ago
08. That mountain
09. The work of art
10. 2-bit grifter
11. The girl on the side
12. No whiskey in heaven

CD 2
01. She’s lookin’ better by the minute
02. Some of Shelley’s blues
03. Memories of you and I
04. Yesterday’s gone
05. Knoxville girl
06. I wanna hold your hand
07. Sawmill
08. Original mixed up kid
09. House at Pooh corner
10. Propinquity (I’ve just begun to care)
11. The kids are alright

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