«ELTON JOHN AND TIM RICE'S AIDA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - ELTON JOHN AND TIM RICE'S AIDA - la recensione

Recensione del 10 apr 1999

La recensione

Per fortuna lo chiarisce subito Tim Rice nelle note di copertina, che questo disco non ha molto a che fare con quello che si troverà di fronte agli occhi chi andrà in teatro per vedere il musical Aida. Di fatto, si tratta certamente di un cd che contiene il grosso del lavoro di composizione svolto da Elton John e Tim Rice (rispettivamente musica e parole in ossequio al vecchio detto ‘squadra che vince non si cambia’: ricordate "Il re leone" della Disney? Era roba loro), ma, tanto per cominciare, non c’è tutto ciò che è stato scritto per il musical. Inoltre l’ordine dei brani non è quello dello spettacolo e in alcuni casi le parole sono state cambiate. Gli interpreti illustri che si dedicano ai vari brani sono qui - naturalmente - soltanto per il disco, e non saranno ad attendere il pubblico sul palco (e questo magari era intuibile, vista la caratura degli ospiti) eccezion fatta per Heather Headley - che impersona Aida - e Sherie Scott, nei panni di Amneris. La storia di Aida, riassunta in due parole, è la seguente: l’Egitto spadroneggia nella regione chiamata Nubia al tempo dei faraoni. A cambiare il destino dei due popoli interverrà la relazione tra l’allora faraone Radames, già accasato con la devota principessa Amneris, e la schiava nubiana Aida. La storia finisce male, con i due amanti rinchiusi insieme in una tomba. Il lavoro fatto da Elton John e Tim Rice cerca di dare voce il più possibile a quella che in definitiva è un’infausta storia d’amore alla pari del classico Giulietta e Romeo, e mette insieme per illustrare le canzoni un cast di superstar, alle quali viene offerta in sala d’incisione la più completa libertà d’azione. Sarà forse per questo che il brano di Sting "Another pyramid" sembra riportarci ai tempi di "Englishman in New York", che Tina Turner anima le atmosfere di "Easy as life" con delicata grinta, che i Boyz II Men, seppure lontani dalle atmosfere Babyface e più ‘bianchi’ che mai nell’approccio regalano brividi con "Not me", che James Taylor incanta con "Now I know you". Le Spice Girls si candidano a nuove Supremes con un pezzo che fa molto Motown, "My strongest suit", mentre Shania Twain gioca a fare Carole King con "Amneris’ letter", Lenny Kravitz - sempre meno duro e puro - cita la Motown dei Temptations in "Like father like son", mentre i Dru Hill sfoderano la consueta ballad da infarto. Il lavoro di sir Elton John deve essere stato mastodontico, se è riuscito a scrivere melodie di questa portata, in alcuni casi regalando loro anche delle ottime interpretazioni, come nel caso di "Written in the stars", cantata in coppia con LeAnn Rimes, "I know the truth" eseguita con Janet Jackson e "A step too far", tema portante cantato in trio con le due protagoniste di Aida, Heather Headley e Sherie Scott. Un disco, questo di Elton John & Tim Rice, che parte dando l’impressione di essere un po’ troppo melenso - e d’altronde si tratta di canzoni d’amore - ma che dopo qualche ascolto acquista fascino per le ottime interpretazioni degli artisti coinvolti e il lavoro fatto sulle melodie da Elton John, al di là di tutto un maestro del genere. Faraonico.
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