«COMME SI DE RIEN N'ETAIT - Carla Bruni» la recensione di Rockol

Carla Bruni - COMME SI DE RIEN N'ETAIT - la recensione

Recensione del 10 lug 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono artisti che è difficile valutare serenamente, vista la loro immagine pubblica. Carla Bruni è , in questo momento, l'esempio più chiaro. Dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi, il compito è pressoché impossibile. Lei dice che pur essendo diventata la moglie di un presidente, ha diritto a mantenere il suo lavoro: ecco quindi il terzo album "Comme si de rien n'etait". E, per fugare ogni dubbio di speculazione, i proventi di questo disco andranno in beneficienza. Ma insomma, cercando di prescindere anche da tutto questo, è difficile non notare che Carla Bruni è talmente brava e perfetta da risultare a volte insopportabile.
A essere malevoli, il birignao della Bruni, non riguarda solo certe uscite pubbliche, ma il disco in sé: il titolo è “Come se non fosse successo niente” (è successo qualcosa negli ultimi mesi?). E la canzone più chiacchierata è “Tu es ma came”, sei la mia droga: e qui le interpretazioni si sono già sprecate, con relative proteste del governo della Colombia, paese citato per la sua produzione di stupefacenti nella canzone cantata da una First Lady. Poi ci sono citazioni colte (un brano, "La possibilité d'une île" è la messa in musica di uno scritto del controverso Michael Houellebecq); ma non è una novità: le canzoni del disco precedente “No promises” erano rifacimenti di poesie anglosassoni; la Bruni ha una gran cultura, e si vede anche dai testi delle sue canzoni, che usano un registro alto, raccontano e citano (sarà la suggestione del francese, ma "Le temps perdu" non può non far venire in mente il Proust della "Recherche").
Ci sono poi anche cover: una di Dylan, “You belong to me” e una di Guccini, “Il vecchio e il bambino”. Però la voce della Bruni è esile, troppo esile. Qualcuno dice che è seducente, ma se le togliete il francese, come capita in quest'ultimo caso, perde moltissimo del suo fascino: il paragone tra il vocione di Guccini e quello della Bruni è davvero impietoso.
C'è da dire che il disco è prodotto benissimo, con ottimi arrangiamenti, semplici ed efficaci: chitarre acustiche, piano, percussioni appena accennate, tra cantautorato e jazz. E anche la scrittura delle canzoni in sé - non solo a livello lirico - spesso non è male. Ma da qui a gridare al miracolo, come spesso si è fatto negli ultimi mesi, ce ne passa. Il punto è che la Bruni è una brava dilettante della musica, supportata da una grande struttura, da bravi musicisti, e da un grande senso dell'autopromozione. Nulla di male, per carità: lei tenta di sedurci con la sua bravura globale, e noi siamo qui a parlare di lei soprattutto per quello che ha fatto e fa nella sua altra vita. Diversamente ci sarebbero sicuramente dei motivi per parlare delle sue canzoni, ma sarebbe una cantautrice come tante, e probabilmente neanche delle migliori.

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