«RISE AND FALL, RAGE AND GRACE - Offspring» la recensione di Rockol

Offspring - RISE AND FALL, RAGE AND GRACE - la recensione

Recensione del 08 lug 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sono una strana bestia, gli Offspring: arrivano dalla viva scena punk californiana, di cui hanno conservato le origini chitarristiche e veloci, fondendole (qualcuno direbbe tradendole) con il pop. Hanno venduto in carriera oltre 30 milioni di copie di album, hanno avvicinato al punk gente insospettabile, ma hanno anche confezionato flop memorabili: l'ultimo album “Splinter” ha visto il gruppo precipitare e fermarsi a “solo” un milione e mezzo di copie (il disco precedente “Conspiracy of one” era arrivato a 5, “Americana” a 10, “Smash” a 14).
“Rise and fall, rage and grace” arriva a 4 anni e mezzo da “Splinter”, ed ha richiesto quasi due anni di lavoro. E la domanda è: che ne sarà degli Offspring?
La risposta è difficile da dare, perché l'album non sposta più di tanto il tiro della band: forse è solo un po' più pulito nei suoni che in passato, ma conserva la solta dose di aggressività e melodia, rabbia e immagine “antagonista” derivata dal punk assieme ad ironia e leggerezza pop. La sensazione è che, alla lunga, gli Offspring finiranno per pagare questo loro essere ibridi: non hanno la coerenza estrema dei Bad Religion, e quindi ormai fanno fatica ad essere etichettati come “gruppo punk”, mentre il pubblico che ha determinato il loro successo, quello di massa, è molto volatile: in “Rise and fall, rage and grace” non c'è un'altra “Pretty fly (for a white guy)” per agganciarlo. Piuttosto, il primo singolo “Hammerhead” sembra mirato al pubblico più rock, con i suoi suoni punk tradizionali. Al pop ci sono concessioni di altro tipo, come la bella ballata “Fix you”. Ma insomma, appare difficile che agli Offspring riesca il gioco dei Green Day, credibilità e successo, anche perché il trio di "American idiot" ha una profondità che agli Offspring manca del tutto.
“Rise and fall, rage and grace” è tutto sommato un buon disco, a patto di non chiedere al gruppo molto di diverso da quanto ha fatto in passato: buon rock, né troppo pesante come certo punk, né troppo leggero come certo pseudo rock da radio americana.

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